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Ode a Pita cane da orto

                                                                                                               da Marilena con affetto

Esistono numerose classificazioni di cani: cani da caccia, da compagnia, da riporto, cani guida, antidroga, ecc. Avete  mai pensato che esista una ulteriore tipologia di cani molto utili e fedeli?          Sono i cani da orto , sempre pronti a seguire il proprio umano amico nei campi e nell’orto, in qualsiasi momento e tempo atmosferico e a condividerne gioie e fatiche, ad accompagnarlo persino ai mercati e alle fiere

Pita ne è un esempio meraviglioso

sin da quando è arrivata da noi cucciola di 2 mesipita piccolaha mostrato una grande sensibilità per il nostro lavoro nei campi. Ci seguiva ovunque attenta e curiosa. PITA PICCOLANon faceva buche, non mangiava frutti o foglie, non calpestava campi coltivati e filari di ortaggi. Ci creava solo problemi al momento della piantagione di cavoli e verze, perchè con la sua esuberanza giovanile correva e con una zampata tagliava di netto le fragili piantine. Dopo pochi anni anche questo inconveniente è stato superato e Pita partecipa in pieno a tutti i lavori   e come si può vedere dalla foto sa dove posizionarsi pita cane da orto003 (18)Una volta l’abbiamo sgridata perché si era messa a dormire sulle   fragole e non voleva spostarsi. Ci guardava sorpresa immobile. Aveva ragione lei, perché aveva scelto l’unico posto mancante di piantine. Sembra impossibile, ma anche appena dopo la semina del mais Pita percorre le interfile e non calpesta la terra che ospita i semi. Ha un tale rispetto per il nostro lavoro e la natura, che scherzosamente ci diciamo che nella precedente vita deve essere stata  un naturalista o un contadinopita tra fagioliPita è un cane femmina  australian kelpie e quindi un cane pastore. Noi non abbiamo pecore ma lei non si è persa d’animo e è diventata col tempo esperta guardiana di galline e pulcini che segue con lo sguardo ipnotizzatore e   raduna e controllapita attentaSe qualcuna esce dalle regole ci avverte e la tiene sotto la zampa fino al nostro arrivo

Ma il suo meraviglioso carattere si esprime al massimo quando si avvicina un bambino: si dà alla pazza gioia e cerca il contatto. Nessun bambino ha mai avuto paura di leiPita e Uma amiche 013

Pita gode delle coccole delle nostri nipoti Uma e Agata: loro si parlano e si capisconoagata pitae dopo una  seduta di  massaggio, per il relax che c’è di meglio per un cane da orto di una cassetta per le verdure?pita

insuperabile Pita: lavorare immersi nella natura con lei è una esperienza che fa bene al cuoreolivello e pita

Marilena

 

 

 

biodiversità e “agricoltura antica” delle piccole aziende

La biodiversità è bella e possibile

Nel numero di luglio 2015  della rivista Vita in Campagna (coltiva il tuo mondo unico) nell’interessante articolo del giornalista Giorgio lo Surdo  avevamo scoperto con piacevole sorpresa che aveva scelto come esempio di biodiversità questa  foto scattata nella nostra aziendafoto vita in campagna

Ora questo suo nuovo articolo di maggio 2016 (www.vitaincampagna.it) ci trova in pieno d’accordo e ci riconosciamo anche protagonisti in prima persona delle parole da lui  scelte a difesa della biodiversità, per questo ne abbiamo voluto trascrivere una parte
“Finalmente approvata la legge sulla biodiversità agroalimentare”
……………………………………..Prezioso il contributo delle piccole aziende
Le piccole aziende agricole, proprio perché svolgono l’attività agricola in una dimensione ridotta e con uno spirito che coniuga in mille modi obiettivi di reddito e soddisfazioni amatoriali, sono le principali detentrici di quella che potremmo definire    “agricoltura antica” e quindi custodi della biodiversità agraria

In queste realtà si coltivano ancora varietà vegetali e si allevano animali “ dei bisnonni “, riproducendoli artigianalmente in casa, ignorando selezioni, standardizzazioni e omologazioni.

Per un certo verso hanno ignorato le seduzioni della massima produttività e quindi, a volte inconsapevolmente, hanno preservato adattamenti all’ambiente e sapori rari sedimentati nei secoli, di cui soltanto oggi si coglie l’importanza culturale, economica e scientifica.In altre parole la pigrizia e la diffidenza verso il nuovo risultano oggi paradossalmente utili per la conservazione della biodiversità.La legge 194 dimostra che oggi abbiamo bisogno di queste realtà che negli anni passati hanno resistito al mantra dell’innovazione. C’è da qualche decennio una generazione di “nuovi agricoltori” colti, provenienti da altre attività, alla ricerca di stili di vita diversi, che è capace, in piccole aziende, di produrre con la multifunzionalità redditi interessanti, valorizzando le vecchie produzioni in chiave di eccellenze agricole e gastronomiche dedicate ai tanti appassionati dei sapori antichi, della salute alimentare, della dieta mediterranea e anche dei legami culturali del cibo con il territorio…………………….

Noi di Cascina Costa Anticaproprio inconsapevolmente all’inizio, ma via via sempre più chiaramente, abbiamo scoperto che nell’ aggettivo Antica stava racchiusa la nostra vocazione: recuperare tutto ciò che di antico ha ancora valore e creare grande biodiversità

LA BIODIVERSITA’ E’ BELLA E POSSIBILE

Noi siamo salvatori di semi

Oltre 400 piante da frutto di varieta’ antica

Siepi di arbusti salutari, come olivello spinoso, prugnolo,

corniolo, rosa canina, biancospino, crespino

Molte varietà di piccoli frutti e arbusti rari

Cereali antichi: farro, miglio bruno,

30 tipi diversi di mais da polenta antico, avena nuda 

Ortaggi prodotti da piantine seminate da noi,

con la prevalenza di sementi autoprodotte,

anche di erbe ed ortaggi   antichi, quali la patata bianca

Presenza di molteplici erbe selvatiche

lasciate convivere con ortaggi e piante

Il tutto in agricoltura biologica

I piccoli agricoltori crescono (in qualità)

I piccoli agricoltori crescono (in qualità)

Gustavo, un campo di farro ed una piccola mietitrebbia


Ovvero la determinazione  di un piccolo contadino di collina a risolvere  un grande problema

Quando nel 1997 decidemmo, Marilena ed io, di coltivare il farro a Monte Marenzo, questo cereale era ancora sconosciuto ai più e soprattutto nella valle San Martino.

Ma era per noi un monito, incluso forse già da allora nel nome Cascina Costa Antica, di riportare in vita ciò che apparteneva alla tradizione più antica italiana, come appunto il farro degli antichi romani.

Essere un piccolo contadino in un piccolo paese di una piccola valle è molto romantico, ma si scontra con un sacco di difficoltà: soprattutto con  la poca redditività dei terreni collinari e la poca convenienza a utilizzare macchinari complessi e difficili da trasportare come appunto una grande mietitrebbia.

Per una decina e più di anni il momento della trebbiatura ci vedeva spostare gli sguardi dalla strada al cielo, sperando nel bel tempo e nell’arrivo della mietitrebbia di un contoterzista, convinto a fatica a venire fin quassù.

Il farro, va detto, come i cereali antichi, si trova molto bene nei terreni di Monte Marenzo e della valle e può offrire una buona alternativa di reddito ai piccoli coltivatori e a chiunque possieda la voglia di coltivare un pezzetto di terra. Il problema più grosso  resta sempre la mietitura.

Avevamo negli ultimi  anni passato momenti di raccolto felici per la presenza condivisa di una vecchia mietitrebbia di fabbricazione ucraina acquistata dal contadino Barachetti, che nel frattempo era tornato ad appassionarsi alla coltivazione dei cereali.

Ma la triste notizia che anche questa mietitrebbia aveva i giorni contati  ci ha messo davanti ad un bivio: o smettere di coltivare farro e altri cereali e darci per sconfitti, come spesso succede a molti contadini piccoli, oppure…………..

 

Internet mi è venuto in aiuto: ho passato giorni interi a dialogare col mondo delle mietitrebbie, dalla Germania, all’Austria, alla realtà  delle università agrarie, dal nuovo all’usato. Ho potuto constatare con tristezza che in Italia non esistono alternative alle grandi mietitrebbie. E neanche in Europa…

E pensare che sono stati gli italiani ad inventare una meravigliosa piccola  macchina come la mietilega che tagliava e legava i covoni. O la BCS che pur piccola è tuttora estremamente funzionale al lavoro dei piccoli contadini.

Quando sono approdato al mondo cinese sono entrato in un sogno realizzabile: esisteva la  mietitrebbia che faceva al caso mio!!!

Così è iniziata una fitta corrispondenza, sfociata anche in una simpatica amicizia, con il direttore di una fabbrica di mietitrebbie cinesi, che esporta anche nella vicina Asia, ma non  in Europa, e mai in particolare in Italia. Immaginatevi l’avventura, i primi in Italia siamo noi, io primi a rischiare, i primi ad avere fiducia.

Finché, puntuale come sperato, la nostra piccola mietitrebbia ha fatto il suo ingresso a Cascina Costa Antica.

 

E così anche quest’anno il farro è stato trebbiato e dovete immaginare la gioia impagabile di avere fatto tutto da soli.

Qualcosa in agricoltura sta cambiando: i cambiamenti climatici ci pongono davanti a nuove grandi sfide: cosa coltivare e soprattutto come coltivare. La pianura tiene ferme le sue grandi macchine perché i campi sono impraticabili per le grandi piogge, i cereali ammuffiscono e non vengono trebbiati. Mantenere queste grandi macchine e i loro pezzi di ricambio è divenuto estremamente oneroso con la crisi economica attuale. Sta sfumando l’illusione che l’uomo non deve più faticare, perché fanno tutto le macchine……

Noi in collina abbiamo il vantaggio che l’acqua scorre via dai campi più facilmente, i cereali crescono meglio e questa piccola mietitrebbia può aprire nuovi scenari.

Torniamo a credere con fiducia nello slogan “piccolo è bello”, che è il titolo  del libro dell’economista Ernst Friedich Schumacher edito da Slow Food.

 

P.S. QUESTO ARTICOLO è APPARSO SUL SITO WWW.UNPAESEPERSTARBENE.IT DOVE POTETE ANCHE LEGGERE I BELLISSIMI COMMENTI

 Gustavo e la piccola mietitrebbia: ora tocca ai fagioli

Scritto da Marilena il 8 – settembre – 2014

Questo tempo così avverso sta rendendo veramente difficile il compito dei contadini. Il campo di fagioli neri resta sempre bagnato e pieno d’erba. Non si può intervenire direttamente a cogliere i fagioli ormai pronti.

Così Gustavo ha pensato di utilizzare la  barra falciante e di cominciare a  trasportare all’asciutto le piante intere per terminare la loro essiccazione.

Il tempo sereno di settembre ed il vento caldo ci hanno aiutato ed oggi in una bella domenica assolata la nostra piccola mietitrebbia è entrata di nuovo in azione nel  nostro cortile.

Con l’aiuto entusiasta della suocera novantenne in poco tempo tutte le piante sono  passate per la mietitrebbia che ha estratto i fagioli dai baccelli, espellendo gli scarti.

L’operazione seguente è stata quella di pulire i fagioli dalla polvere e dai residui rimasti.

La piccola mietitrebbia ha trovato un valido compagno di lavoro nel selezionatore di semi da tavolo americano acquistato e dato in comodato d’uso all’Associazione Agricoltori Valle San Martino dalla  Comunità Lario Orientale Valle San Martino.

Primi fagioli puliti

C’erano alcuni amici venuti a farci visita e così  la cosa ha preso la mano e nell’allegria generale tutti hanno voluto provare persino la bisnonna Maria

 

 

e la prima sfornata di fagioli  in compagnia l’è “belle che arrivata”

e pronta per essere

 “Gustata”

P.S. QUESTO ARTICOLO è APPARSO SUL SITO WWW.UNPAESEPERSTARBENE.IT DOVE POTETE ANCHE LEGGERE I BELLISSIMI COMMENTI

Gustavo e la piccola mietitrebbia: la stagione non è finita

E’ arrivata la prova con il  frumento gentil rosso del nostro amico Rolando.

la trebbia è in azione 016

si miete il grano 019

 pigiatura della paglia 022

Ad ottobre siamo ripartiti con la piccola mietitrebbia per mietere il grano saraceno salvato dalla grandine

si riparte con la mietitrebbia001si è salvato solo un fazzoletto di grano saraceno protetto dal bosco

 grano saraceno pronto  14 018

grano saraceno appena tacolto34 14 002

dopo averlo raccolto lo abbiamo passato con il selezionatore e messo a seccare

Ora finalmente possiamo mettere a riposo la nostra validissima aiutante e sperare in una stagione futura più propizia per la raccolta dei cereali

E la rondine tornò sola

Era stata la prima rondine ad arrivare in primavera ed era rimasta a lungo su un ramo di sambuco: era la rondine maschio che da più di 10 anni faceva coppia sotto il mio portico. Una coppia davvero esemplare, perché la femmina aveva resistito a covare  nell’anno del restauro della cascina a tutti i colpi di martello pneumatico che la scuotevano  da sopra il soffitto, senza mai lasciare il nido e portando alla luce ben sei piccoli rondinotti. 

Non erano soli a fare i genitori, perché per diversi anni erano stati aiutati da una rondine maschio rimasta sola.

La primavera di quest’anno è stata dura per le rondini. Quando dopo alcuni giorni  è arrivata la femmina il tempo è diventato brutto, il cibo era scarso a causa dell’inverno prolungato. E così la loro prima covata è andata persa.

Poi hanno ripreso a covare con la tenacia tipica della loro specie….. poi più nulla…. Silenzio…..

Scrutavo il nido, ma nulla si vedeva….

Dopo alcuni giorni mi sono accorta che alla sera tornava al nido la rondine maschio e dormiva accanto ad esso… Tutte le sere tornava, al mattino alle 6,20 ripartiva ed ogni sera si avvicinava sempre di più al nido, fino ad entrarci alla fine per dormire………Tutte le sere lo guardavo e provavo sempre una insolita tristezza per lui, un vuoto… Chissà  cosa provava quel piccolo essere tutto solo, senza la sua compagna. Siamo abituati a vedere le rondini sempre a due a due, invece anche loro restano soli. Mi chiedevo cosa facesse tutto il giorno in giro.

La risposta l’ho avuta una mattina, quando sul balcone della cascina si sono posati ben 10 piccoli rondinotti:

un singolare  asilo nido “Primo volo”

E poi alcuni di loro sono  volati festosamente verso il nido dove la rondine maschio dormiva ogni sera, vi hanno fatto una breve visita e poi se ne sono andati. Ecco la risposta:  aveva adottato i piccoli di altre coppie, proprio come in passato era avvenuto per lui.

Che mistero sono gli animali. Ne sappiamo ancora così poco, possiamo solo osservare e cercare di comprendere.

I piccoli sono usciti per il primo volo alla fine di agosto, dopo due giorni sono spariti e con loro il mio rondine. Raduni di esercitazione in vista della partenza o una partenza anticipata? Ogni sera scrutavo il nido, ma di lui nessuna traccia.

Ma stasera, ad un tratto, alzando lo sguardo tra le nuvole  ho visto arrivare da una stessa direzione tante rondini, volare in cerchio e poi sparire. Ma una, dopo un breve giro nel cortile,  si è posata  sul bancone della cascina e vi è rimasta per più di un quarto d’ora girando il capo di qua e di là, come a voler fissare nella memoria questi posti che lo avevano visto protagonista di tante estati, di un forte legame e tante nascite. Era il mio rondine maschio!

Dopo un po’ è volato viail cielo  di stasera  in direzione  sud

 Buon viaggio verso questo cielo  mio caro amico di una estate, Spero  che tu possa ancora ritornare. E’ per  te ed in memoria del tuo  legame con la tua compagna questa stupenda poesia di Giuseppe  Ungaretti

 Passa la rondine e con essa estate

Passa la rondine e con essa estate
e anch’io, mi dico, passerò…
Ma resti dell’amore che mi strazia
non solo segno un breve appannamento
se dall’inferno arrivo a qualche quiete..

 

la storia di una pannocchia di mais antico continua

Cascina Costa Antica e la storia di una pannocchia di mais antico

 

  varietà di mais antico

 

L’invito a rivedere la video gallery di Upperunpaeseperstarbenevideogallery  ed in particolare il video che riguarda Cascina Costa Antica mi ha portato a fare alcune riflessioni che voglio condividere  con voi.

Gustavo ed io ci siamo insediati a Costa ormai dal 1996. La cascina ci aveva aspettato per interi decenni e quando siamo arrivati ha dato il meglio di sé per accogliere noi e le nostre proposte. Tante stagioni sono trascorse, tanti sogni si sono realizzati, tanti raccolti si sono concretizzati.

Qui mi riallaccio alla  storia della pannocchia di mais, che potete anche vedere sul nostro sito o cliccando semplicemente la voce mais antico su google.

E’  proprio anche  grazie a noi ed al nostro sogno di riportare una agricoltura a misura d’uomo che  si è rivisto  a Monte Marenzo un campo di  mais di una volta, con cui si faceva una buona polenta.

Ormai ovunque c’erano campi di mais americano e solo agguerriti nostalgici avevano nel loro orto qualche esemplare di mais nostrano. I più guardavano dubbiosi le nostre piante di mais crescere alte, alte

               Anno 1997

         il primo campo di mais circondato da grano saraceno    

         pronto per la raccolta a Cascina Costa Antica

 

Attualmente i tipi di mais antichi coltivati a Cascina Costa Antica sono più di trenta, tutti figli comunque degli stessi genitori venuti dal lontano Sudamerica con Cristoforo Colombo.

Perché trenta varietà e non una sola?

La prima ragione sta nel fatto che è impossibile costringere le piante di mais a contrarre matrimoni puri: loro hanno nel cuore una grande passione  meticcia e seguono l’esempio di noi umani che discendiamo da Adamo ed Eva e siamo tanto diversi tra di noi!.

Il secondo motivo è appunto che proprio la biodiversità crea la maggiore ricchezza di salute e di sapore.

Lo stesso avviene anche  per produrre buon pane da ottime farine salubri: più varietà insieme e non più monocoltura.

Piano piano lungo questi  17 anni finalmente l’attenzione nei confronti  dell’importanza di coltivare i mais antichi e la riscoperta del loro  valore sono andate aumentando nella nostra valle: ne è prova l’aumentata richiesta di farina di mais antico da  parte di consumatori esigenti, nonchè di alimenti a base di mais salubre.

E’ attualmente  in una buona fase di  realizzazione il  progetto di recupero della varietà di mais scagliolo di Carenno  ad opera di alcuni agricoltori dell ’Associazione Agricoltori Valle San Martino sostenuta dalla Comunità Europea tramite la Comunità Montana Lario Orientale e Valle San Martino (un mais fratello che stava scomparendo dalla grande famiglia dei mais antichi).mais

Pannocchie di mais di Carenno in bella vista davanti alla finestra di Cascina Costa Antica

Ma la soddisfazione più grande, lasciatemelo dire, è vedere proprio  i contadini storici di Monte Marenzo superare la diffidenza iniziale e  tornare a seminare i  mais nostrani, scambiandosi i semi. Non importa quali essi siano, vanno tutti bene, perché si possono riseminare di anno in anno, conservando pazientemente una parte del raccolto come semente  per gli anni futuri e selezionando le pannocchie migliori per ottenere la buona polenta di una volta

piante di mais antico di Cascina Costa Antica

 Nel mio racconto c’è una morale.

La lascio trovare ai cari lettori

Slow Food e Cascina Costa Antica

http://bit.ly/ZofWbf

C’è un  articolo di Carlo Petrini Presidente dello Slow Food su Repubblica,  che potete vedere all’indirizzo qui sopra.

Questo mi permette di introdurre un fatto accaduto nella nostra cascina e che ho esposto già su facebook e sul sito www.unpaeseperstarbene.it

Cochi e Renato cantavano: “ la gallina non è un animale intelligente”

Scritto da Marilena il 15 – marzo – 2013

Obs, si è verificato qualcosa di imbarazzante…: le mie galline disdegnano l’insalata sparsa per terra che mia madre ha comperato in un noto supermercato e, considerandola per lei troppo dura, ha scartato…

Ebbene sono passati tre giorni e le mie galline la scartano, la snobbano, la ignorano, la scavalcano e si buttano invece sui miei duri scarti di cavolo biologico…. e l’insalata è sempre lì a terra perfetta, resistente a tutte le intemperie.

Le galline avranno meno cervello di noi umani, ma di sicuro hanno un ottimo istinto… O forse ancora i media non sono riusciti a convincerle che le insalate sono tutte uguali!

Dove potete trovarci

http://www.aiablombardia.it/le-aziende-biologiche-si-raccontano /Per conoscerci meglio vi consigliamo questo articolo che racconta  di Cascina Costa Antica e del nostro modo di lavorare per l’agricoltura e l’ambiente
Vi consigliamo anche il sito www.unpaeseperstarbene.it  per conoscere meglio il nostro paese e la nostra attività https://www.youtube.com/watch?v=bxMXNPzoiWE

 Nel gustare i nostri prodotti  mandate un pensiero positivo alla terra e a coloro che insieme a lei hanno lavorato con passione

              PROSSIMI APPUNTAMENTI:

CANZO BIOFERA 14
“Che bella fiera!

Che bel mercato
qui tutto è bello
qui tutto è grato
aria sanissima
terra buonissima
che giocondissima
per noi sarà.
Chi va, chi viene, chi compra o vende
ed al mercato le sue faccende
ciascuno può fare con libertà”
(poeta della fiera di Canzo)

le nostre buone verdure di stagione sapientemente preservate nelle nostre 

minestre pronte essiccate

siamo maestri essiccatori dal 1980 per Survival food

una fonte di biodiversità che fa molto bene ed il fascino di un’arte antica

SEGUITECI ANCHE SU FACEBOOK : CASCINA COSTA ANTICA

ci rivediamo a marzo

Mercato della terra di Milano
Progetto SlowFood

Ogni primo e terzo sabato del mese
dalle 9 alle 14

Via Procaccini, 4 – Milano – Fabbrica del vapore
www.mercatidellaterra.it

a Como con il Corto Circuito presso i Padri Comboniani a Rebbio secondo sabato di ogni mese,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

http://castellodiPadernello terza domenica

giornata scambio dei semi il 18 marzo

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storia di una pannocchia di mais antico

La raccolta del mais è avvenuta a metà ottobre, prima della forte pioggia  Questa estate terribile ha messo a dura prova le nostre piante di mais. Avevamo seminato in due posti differenti. Nel primo le piante non hanno potuto avere acqua di soccorso ed erano in un terreno in pendenza e più arido: qui le pannocchie sono rimaste piccole e  molte sono state incomplete e attaccate dalla piralide.

Invece nel secondo campo le piante hanno potuto godere come gli anni passati di un terreno più fertile e abbiamo potuto eccezionalmente intervenire con acqua di soccorso due volte. Qui il nostro mais ha confermato i risultati degli anni scorsi: le pannocchie della foto provengono appunto da questo campo, belle, colorate e sane.

in questa foto si vedono appunto le piante di mais rigogliose, che resistono  alla siccità e alle intemperie…

e dopo il raccolto:

e la storia è partita da qui……..

STORIA DI UNA PANNOCCHIA DI MAIS ANTICO

Gustavo e Marilena, Cascina Costa Antica

 

Correva l’anno  1996  quando un nostro amico di  Belluno ci ha regalato una pannocchia di mais: come quella che una volta Gustavo coltivava con la sua nonna nel campo di famiglia nel bellunese.

Altro non sapevamo di questo mais, ma abbiamo cominciato, con passione e rispetto per un seme che stava scomparendo, a seminarlo a Monte Marenzo, dove si andava realizzando il sogno di una vita: Cascina Costa Antica..

Nella primavera del  1997 abbiamo fatto a mano la prima semina. Erano i tempi in cui ancora nessuno da queste parti parlava di mais di varietà antica  e abbiamo proprio iniziato tra l’incredulità generale. Intorno a noi nessuno seminava più mais per polenta. Questo è stato un fatto positivo che ha limitato incroci sgraditi.

Quando abbiamo spannocchiato a mano  e macinato la prima granella è stata una bella sorpresa scoprire quanto buona fosse la polenta cucinata con quella farina.. La passione così è aumentata ed abbiamo iniziato a conoscere meglio i nostri chicchi e a selezionarli.  Erano pannocchie con il tutolo rosso ed alcune con il tutolo bianco, compatte, con i semi allungati più rossicci che gialli. Nessuno di loro era rostrato.

Le difficoltà che si sono presentate nel corso degli anni sono state le seguenti:

  • abbattimento delle piante molto alte a causa dei venti estivi.
  •  Piralide in alcuni anni molto presente, in 30% delle piante.
  •  Pannocchie ammuffite per via delle piante  cadute a terra,
  •   pannocchie rosicchiate in punta e perciò più facilmente               soggette a muffe
  • .Presenza di carbonchio.

Anche negli anni successivi la semina e la raccolta sono sempre avvenute a mano e ogni pannocchia veniva controllata e sgranata a mano per eliminare le parti rovinate e ammuffite. Inoltre lo scopo era quello di selezionare pannocchie sempre più sane e con rendimento maggiore, dando però la precedenza al sapore della polenta finale da ottenere.

Siccome il nostro scopo era, come per tutte le altre nostre colture in azienda,

Recuperare e non isolare

non  ci siamo preoccupati di ottenere una sola varietà di granella, perché siamo convinti  che la qualità venga da una buona biodiversità, così  abbiamo cercato di salvaguardare e riprodurre tutte quei tipi di mais che si presentavano di anno in anno e che a nostro parere stavano bene insieme in campo e  davano un prodotto finale ottimo. In fin dei conti tutti i chicchi di mais sono parenti tra di loro. Abbiamo invece lasciato indietro varietà che si sono presentate ma non sembravano adatte a stare insieme o a produrre un buon mais da polenta.

Un anno, osservando che alcune pannocchie presentavano una punta glabra e brattee ben avviluppate a punta lunga non presentavano  traccia di muffa o di beccate di uccelli, neanche traccia di piralide, abbiamo iniziato pazientemente a privilegiarle nella selezionedei semi, così che quest’anno finalmente possiamo dire di avere la maggior parte delle pannocchie con queste caratteristiche, anche se tra di loro sono diverse per specie:gialle, rosse, rostrate o no, tutolo bianco, rosa o rosso.

Ogni anno selezioniamo le pannocchie migliori:  prendendo solo la parte centrale dei semi:

novembre 2011

Il nostro granoturco qui in collina senza irrigazione, quest’anno anche senza letame, ha dato molte  piante con due pannocchie formate e di buon peso, sane, : assenza pressoché totale di muffa, assenza pressoché totale di piralide, piante diritte nonostante i forti venti e le grandinate di questa scorsa estate. Nessuna presenza di carbonchio.

Non sappiamo ancora quali specie di mais abbiamo portato dal bellunese,  sappiamo che ora

dopo 15 anni la nostra farina da polenta proviene da 34 tipi diversi di chicchi: 9 a tutolo bianco, 4 a tutolo rosa, gli altri a tutolo rosso., 4 sono rostrate, tra cui lo scagliolo. Ci sono pannocchie  con 8, 10, 12, 14, 16, 18, 24  file di chicchi..

Nonostante  una stagione  2011 molto difficile

1000 semi misti provenienti da ogni parte delle pannocchie  pesano 310 g

.Con 5 kg di semi provenienti da pannocchie intere abbiamo ottenuto Kg 4,575 di farina pronta per polenta, 91,5%

e senza irrigazione, e  quest’anno anche senza letame

DIETRO OGNI SEME SALVATO C’E’ SEMPRE

UN PAZIENTE SALVATORE DI SEMI

soave leggerezza di un campo di grano saraceno


Oggi, 9 novembre, questa soave leggerezza è anche

nei nostri cuori

Breve storia di due contadini ed un campo di esili pianticelle

Luglio 2012: due giorni dopo la raccolta del farro abbiamo seminato il grano saraceno. ha piovuto un poco, perfetto momento, che ha permesso alle piantine di nascere e crescere un poco.

Luglio agosto 2012:  arrivo della grande siccità: ogni piantina ha fatto di tutto per resistere. Un filo verde e un fiorellno bianco che al mattino di ergeva verso l’alto grazie alla poca frescura della notte e al tramonto era steso al suolo stremato.  Stormi di piccioni cercavano di mangiare le pianticelle. Ogni giorno noi sparavamo con la cacciacani per allontanarli.

Vedere quel campo brullo e allo stremo delle forze ci faceva sperare solo, come tutti gli agricoltori del resto,  nella pioggia.

E quando questa è arrivata abbiamo assistito al miracolo del deserto che fiorisce.

Ottobre 2012: tutto risolto? eh no, perchè la siccità aveva tenuto dormienti le piantine, così il tempo di raccolta slittava di un mese, dai primi di ottobre ai primi di novembre. In mezzo temporali, vento, gelo, dita incrociate.

Fine ottobre Era pronto, il momento era arrivato. Ma no! faceva toppo caldo, il grano saraceno  era umido,  non si poteva trebbiare. Aspettiamo ancora.

Novembre 2012: pioggia incessante, poi finalmente tre giorni di sole e di vento caldo. Perfetto, intanto il grano saraceno aspettava diritto e ormai tutti i semi erano ben formati e  maturi in tutte e tre le impalcature.

Mercoledì 7: arriva la mietitrebbia: pronti via…si rompe la cinghia.

Tutti fermi. Impossibile ripararla, fino a sera al buio tutti i tentativi senza successo. Disperazione. Il giorno dopo si riprova, niente da fare. Guardavamo il campo e lo vedevano già miseramente trinciato.

Venerdì doveva piovere ed invece no! c’ era ancora un bel sole caldo. Coraggio, si ritenta, vengono delle idee nate dalla tenacia e dalla mancanza di mezzi che solo i contadini dell’agricoltura povera riescono a trovare:bloccare la cinghia saldando un ferro: riproviamo.

Dolce rumore di battitura! La mietitrebbia regge e alle 15 del pomeriggio come un cavallo domato compie il suo dovere. Tutto il grano saraceno viene steso al sole e ha ancora un’ora di tempo per riscaldarsi prima di essere riposto al riparo dall’umidità della notte.

Perchè racconto tutto questo? non è la storia di un guadagno ottenuto che va in scena,  ma la prova di una tenacia e di una speranza

Attor vivi:  la natura,  le piante di saraceno e tre contadini agguerriti.

E’ l’agricoltura di montagna, povera e senza aiuti, che resiste.