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come una lumaca può insegnarci ad uscire dalla crisi

 

tratto dal discorso del Presidente di Slow Food Carlo Petrini  martedì 24 giugno 2014 e liberamente intitolato

“come una lumaca ci può condurre fuori dalla crisi verso una comunità solidale”

Gustavo ed io c’eravamo

Carlin Petrini: abbiamo perso la saggezza  dei nostri nonni…….

Così comincia il bell’articolo sul discorso di Carlo Petrini, presidente di Slow Food al Campus universitario di Lecco martedì 24 giugno, che ruotava intorno alla necessità della presa di coscienza  del limite della nostra vita su questa Terra Madre, bene non infinito lei stessa.

Vi invito a leggere l’intero articolo apparso sul giornale on line  www.lecconews.lc,  che riporta esattamente tutto l’intervento di Petrini fino al racconto della sua chiacchierata telefonica con Papa Francesco.

http://lecconews.lc/news/petrini-abbiamo-perso-la-saggezza-dei-nostri-nonni-e-ci-siamo-ridotti-a-questi-chef-67465/#.U6rix_l_t1Y

Io mi limito a sottolineare le cose che a me per la mia scelta di vita sono apparse di grande conforto.

Primo monito i contadini ed il loro ruolo primario nell’economia mondiale: senza cibo non c’è vita ed il cibo lo forniscono da migliaia di anni i contadini. Contadini,  badate bene, e non imprenditori agricoli, ha sottolineato Petrini
Nei suoi interventi alle università parlando agli studenti italiani ha chiesto quanti volessero fare i contadini come scelta di vita e le risposte sono state  soltanto due, tre  su  400, 500 ragazzi  presenti. “Miei eroi, ha detto, venite accanto a me. E voi altri 400  cosa pensate di poter mangiare grazie solo a questi due, tre eroi?” Ha fatto notare che la stessa domanda fatta agli studenti delle più prestigiose università americane ha dato esito molto più confortante, 20 30 ragazzi hanno alzato la mano!
Secondo monito: I tempi stanno cambiando, non abbiate timore: questa crisi è una crisi entropica e non se ne esce come dicono i nostri governanti con la ripresa dei consumi, ma con il cambiamento delle consapevolezze sulla vita. Entropia significa consumare più energia di quella che produciamo, dobbiamo interrompere  questo percorso folle che porta allo spreco delle risorse limitate e pensare che per i nostri 4 anni su questa terra dobbiamo essere felici.  non consumatori accumulatori spreconi di cose
L’esempio portato è quello trovato da Ivan Illich, grande filosofo e teologo del novecento: la lumaca, che poi è il simbolo di slow food, costruisce a spirale la sua casa, ma ad un tratto si ferma, potrebbe continuare, ma non lo fa. Questo perché intuisce che se la casa diventa più grande la schiaccia sotto il suo peso. Non abbiate timore, ha continuato, perché il cambiamento è già in atto, è come un fiume sotterraneo, ad un tratto sbucherà alla luce.

Terzo monito rivolto ai consumatori: andate a casa e aprite i frigoriferi, sono cimiteri di prodotti scaduti che buttate. Bisogna divenire consapevoli dei nostri consumi. Scegliete prodotti locali, sostenete i contadini dei vostri luoghi, cercate mercati contadini locali, chiedete biodiversità dei prodotti, fate ovunque orti, orti, orti..

Facciamo tornare il cibo al centro dell’economia,  non dobbiamo consumare energia   

più del necessario, ma  valorizzare ciò che non si butta ma dura a  lungo. L’aggettivo sostenibile significa  durevole: torniamo quindi  alla saggezza dei nostri nonni che non buttavano,  ma riusavano le cose  per  farle durar

Quarto monito  rivolto ai politici locali : l’EXPO  non deve essere solo  occasione per rilanciare il turismo locale, l’Expo è soprattutto ragionare sul valore del CIBO E DELLE PRODUZIONI SOSTENIBILI. Sostenibile significa durevole.

Mettere al centro  i contadini e i loro  prodotti, ma non per il turismo fine a se stesso, ma  per la qualità della vita su tutta la Madre Terra in generale e sul proprio territorio in particolare

Altro Monito alla sinistra italiana:  la sinistra italiana è sempre stata sorda al problema del cibo come motore della economia, oltre che motore morale, sociale, culturale  della comunità. E continua ad esserlo tuttora. Deve cominciare a farlo con urgenza

 

E per finire  un passaggio che mi ha fatto sorridere con gioia:

Non c’è alternativa: per uscire dalla crisi

BISOGNA CREARE UNA COMUNITA’ SOLIDALE

la lista che ha vinto le elezioni al mio paese si chiama “per una comunità solidale”

 

andar per erbe selvatiche al canto del cuculo

La pimpinella, “senza la quale nessuna insalata è buona e bella”:  ne abbiamo trovata tanta  lungo il sentiero che porta a due frazioni di Monte Marenzo, ieri, appena il sole è sbucato dall’inverno….. e poi la silene, le primule, le viole, l’erba cipollina.

Oggi nei prati  della nostra Cascina abbiamo raccolto due cesti di acetosa, uno di ortica appena spuntata, ancora silene e primule ed un poco di piantaggine. Tanti tanti radicchi che fanno risvegliare il fegato dopo il lungo inverno.

All’imbrunire ecco il primo canto del cuculo. Allora la primavera  arriva davvero.

Ce ne torniamo a casa a lavare le erbe, che domani andremo in buona parte ad essiccare per preparare la nostra deliziosa MINESTRA  SELVATICA

 

Le erbe spontanee sono così selvatiche, indomite, libere e ogm free….. mentre si raccolgono si riesce a percepire la loro capacità  di adattamento alle forze della natura:  che siano grandine, gelo, vento, fuoco, siccità…. esse superano tutti gli elementi e rifioriscono portandoci cibo e salute.

salvare i semi antichi: è il nostro impegno

Salvare i   semi per salvare la vita

Questo è il principio che guida la campagna mondiale di Vandana Shiva vicepresidente di Terra Madre Slow Food.

I contadini sono i custodi dei semi da sempre e devono potere preservarli e scambiarli liberamente.

Civiltà Contadina e la Rete dei Semi Rurali da tanto tempo portano avanti questa idea  in Italia e si scambiano gratuitamente i semi.

In Svizzera l’Istituto Prospecierara sta facendo una forte iniziativa per la salvezza dei semi antichi di ortaggi, frutta,cereali,  e vende i semi recuperati attraverso la grande distribuzione nei supermercati  Coop svizzeri.

Anche noi di Cascina Costa Antica nel nostro piccolo stiamo contribuendo a  portare avanti questo impegno:

 

  • da sempre nella nostra piccola serra di vetro  riproduciamo le nostre sementi, che ormai sono divenute un prodotto locale, vitale e produttivo
  • nell’Associazione  Agricoltori Valle San Martino stiamo recuperando antiche varietà di patate e mais
  • quest’anno abbiamo iniziato a collaborare gratuitamentre conl’Istituto svizzero Prospecierara per il recupero di due antiche varietà di lattuga ed una di fagiolo. Esperienza bellissima, anche se faticosa, visto l’andamento stagionale.

Grandi risultati  e ottima insalata. Abbiamo spedito all’Istituto 300 grammi di lattuga, partendo da pochi grammi iniziali di semi!

lattughe  trapiantate da poco

piante di  lattuga pronte per essere raccolte per la

produzione di semi

Adesso siamo pronti a nuove sfide, convinti  che dobbiamo puntare sul recupero di sementi antiche, che hanno accompagnato l’umanità e si sono attrezzate a resistere alle sfide della natura.  Ed hanno anche un buonissimo sapore!

soave leggerezza di un campo di grano saraceno


Oggi, 9 novembre, questa soave leggerezza è anche

nei nostri cuori

Breve storia di due contadini ed un campo di esili pianticelle

Luglio 2012: due giorni dopo la raccolta del farro abbiamo seminato il grano saraceno. ha piovuto un poco, perfetto momento, che ha permesso alle piantine di nascere e crescere un poco.

Luglio agosto 2012:  arrivo della grande siccità: ogni piantina ha fatto di tutto per resistere. Un filo verde e un fiorellno bianco che al mattino di ergeva verso l’alto grazie alla poca frescura della notte e al tramonto era steso al suolo stremato.  Stormi di piccioni cercavano di mangiare le pianticelle. Ogni giorno noi sparavamo con la cacciacani per allontanarli.

Vedere quel campo brullo e allo stremo delle forze ci faceva sperare solo, come tutti gli agricoltori del resto,  nella pioggia.

E quando questa è arrivata abbiamo assistito al miracolo del deserto che fiorisce.

Ottobre 2012: tutto risolto? eh no, perchè la siccità aveva tenuto dormienti le piantine, così il tempo di raccolta slittava di un mese, dai primi di ottobre ai primi di novembre. In mezzo temporali, vento, gelo, dita incrociate.

Fine ottobre Era pronto, il momento era arrivato. Ma no! faceva toppo caldo, il grano saraceno  era umido,  non si poteva trebbiare. Aspettiamo ancora.

Novembre 2012: pioggia incessante, poi finalmente tre giorni di sole e di vento caldo. Perfetto, intanto il grano saraceno aspettava diritto e ormai tutti i semi erano ben formati e  maturi in tutte e tre le impalcature.

Mercoledì 7: arriva la mietitrebbia: pronti via…si rompe la cinghia.

Tutti fermi. Impossibile ripararla, fino a sera al buio tutti i tentativi senza successo. Disperazione. Il giorno dopo si riprova, niente da fare. Guardavamo il campo e lo vedevano già miseramente trinciato.

Venerdì doveva piovere ed invece no! c’ era ancora un bel sole caldo. Coraggio, si ritenta, vengono delle idee nate dalla tenacia e dalla mancanza di mezzi che solo i contadini dell’agricoltura povera riescono a trovare:bloccare la cinghia saldando un ferro: riproviamo.

Dolce rumore di battitura! La mietitrebbia regge e alle 15 del pomeriggio come un cavallo domato compie il suo dovere. Tutto il grano saraceno viene steso al sole e ha ancora un’ora di tempo per riscaldarsi prima di essere riposto al riparo dall’umidità della notte.

Perchè racconto tutto questo? non è la storia di un guadagno ottenuto che va in scena,  ma la prova di una tenacia e di una speranza

Attor vivi:  la natura,  le piante di saraceno e tre contadini agguerriti.

E’ l’agricoltura di montagna, povera e senza aiuti, che resiste.