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Ode a Pita cane da orto

                                                                                                               da Marilena con affetto

Esistono numerose classificazioni di cani: cani da caccia, da compagnia, da riporto, cani guida, antidroga, ecc. Avete  mai pensato che esista una ulteriore tipologia di cani molto utili e fedeli?          Sono i cani da orto , sempre pronti a seguire il proprio umano amico nei campi e nell’orto, in qualsiasi momento e tempo atmosferico e a condividerne gioie e fatiche, ad accompagnarlo persino ai mercati e alle fiere

Pita ne è un esempio meraviglioso

sin da quando è arrivata da noi cucciola di 2 mesipita piccolaha mostrato una grande sensibilità per il nostro lavoro nei campi. Ci seguiva ovunque attenta e curiosa. PITA PICCOLANon faceva buche, non mangiava frutti o foglie, non calpestava campi coltivati e filari di ortaggi. Ci creava solo problemi al momento della piantagione di cavoli e verze, perchè con la sua esuberanza giovanile correva e con una zampata tagliava di netto le fragili piantine. Dopo pochi anni anche questo inconveniente è stato superato e Pita partecipa in pieno a tutti i lavori   e come si può vedere dalla foto sa dove posizionarsi pita cane da orto003 (18)Una volta l’abbiamo sgridata perché si era messa a dormire sulle   fragole e non voleva spostarsi. Ci guardava sorpresa immobile. Aveva ragione lei, perché aveva scelto l’unico posto mancante di piantine. Sembra impossibile, ma anche appena dopo la semina del mais Pita percorre le interfile e non calpesta la terra che ospita i semi. Ha un tale rispetto per il nostro lavoro e la natura, che scherzosamente ci diciamo che nella precedente vita deve essere stata  un naturalista o un contadinopita tra fagioliPita è un cane femmina  australian kelpie e quindi un cane pastore. Noi non abbiamo pecore ma lei non si è persa d’animo e è diventata col tempo esperta guardiana di galline e pulcini che segue con lo sguardo ipnotizzatore e   raduna e controllapita attentaSe qualcuna esce dalle regole ci avverte e la tiene sotto la zampa fino al nostro arrivo

Ma il suo meraviglioso carattere si esprime al massimo quando si avvicina un bambino: si dà alla pazza gioia e cerca il contatto. Nessun bambino ha mai avuto paura di leiPita e Uma amiche 013

Pita gode delle coccole delle nostri nipoti Uma e Agata: loro si parlano e si capisconoagata pitae dopo una  seduta di  massaggio, per il relax che c’è di meglio per un cane da orto di una cassetta per le verdure?pita

insuperabile Pita: lavorare immersi nella natura con lei è una esperienza che fa bene al cuoreolivello e pita

Marilena

 

 

 

biodiversità e “agricoltura antica” delle piccole aziende

La biodiversità è bella e possibile

Nel numero di luglio 2015  della rivista Vita in Campagna (coltiva il tuo mondo unico) nell’interessante articolo del giornalista Giorgio lo Surdo  avevamo scoperto con piacevole sorpresa che aveva scelto come esempio di biodiversità questa  foto scattata nella nostra aziendafoto vita in campagna

Ora questo suo nuovo articolo di maggio 2016 (www.vitaincampagna.it) ci trova in pieno d’accordo e ci riconosciamo anche protagonisti in prima persona delle parole da lui  scelte a difesa della biodiversità, per questo ne abbiamo voluto trascrivere una parte
“Finalmente approvata la legge sulla biodiversità agroalimentare”
……………………………………..Prezioso il contributo delle piccole aziende
Le piccole aziende agricole, proprio perché svolgono l’attività agricola in una dimensione ridotta e con uno spirito che coniuga in mille modi obiettivi di reddito e soddisfazioni amatoriali, sono le principali detentrici di quella che potremmo definire    “agricoltura antica” e quindi custodi della biodiversità agraria

In queste realtà si coltivano ancora varietà vegetali e si allevano animali “ dei bisnonni “, riproducendoli artigianalmente in casa, ignorando selezioni, standardizzazioni e omologazioni.

Per un certo verso hanno ignorato le seduzioni della massima produttività e quindi, a volte inconsapevolmente, hanno preservato adattamenti all’ambiente e sapori rari sedimentati nei secoli, di cui soltanto oggi si coglie l’importanza culturale, economica e scientifica.In altre parole la pigrizia e la diffidenza verso il nuovo risultano oggi paradossalmente utili per la conservazione della biodiversità.La legge 194 dimostra che oggi abbiamo bisogno di queste realtà che negli anni passati hanno resistito al mantra dell’innovazione. C’è da qualche decennio una generazione di “nuovi agricoltori” colti, provenienti da altre attività, alla ricerca di stili di vita diversi, che è capace, in piccole aziende, di produrre con la multifunzionalità redditi interessanti, valorizzando le vecchie produzioni in chiave di eccellenze agricole e gastronomiche dedicate ai tanti appassionati dei sapori antichi, della salute alimentare, della dieta mediterranea e anche dei legami culturali del cibo con il territorio…………………….

Noi di Cascina Costa Anticaproprio inconsapevolmente all’inizio, ma via via sempre più chiaramente, abbiamo scoperto che nell’ aggettivo Antica stava racchiusa la nostra vocazione: recuperare tutto ciò che di antico ha ancora valore e creare grande biodiversità

LA BIODIVERSITA’ E’ BELLA E POSSIBILE

Noi siamo salvatori di semi

Oltre 400 piante da frutto di varieta’ antica

Siepi di arbusti salutari, come olivello spinoso, prugnolo,

corniolo, rosa canina, biancospino, crespino

Molte varietà di piccoli frutti e arbusti rari

Cereali antichi: farro, miglio bruno,

30 tipi diversi di mais da polenta antico, avena nuda 

Ortaggi prodotti da piantine seminate da noi,

con la prevalenza di sementi autoprodotte,

anche di erbe ed ortaggi   antichi, quali la patata bianca

Presenza di molteplici erbe selvatiche

lasciate convivere con ortaggi e piante

Il tutto in agricoltura biologica

I piccoli agricoltori crescono (in qualità)

I piccoli agricoltori crescono (in qualità)

Mais Martino va a scuola (la pannocchia di mais antico continua la sua storia)

Mais Martino va a scuola

ti chiamerai Martino

Ed eccoci ad un nuovo anno di mais antico: è già il 18° anno ormai che seminiamo il mais,come molti di voi che ci hanno seguito sul nostro blog ben sapranno

http://cascinacosta.it/2013/la-storia-di-una-pannocchia-di-mais-antico-continua/

pannocchia

Quella piccola pannocchia del lontano 1997 è riuscita a creare una meravigliosa moltitudine di chicchi sparsi in tutti questi anni, imparentandosi a loro volta via via con altri mais di altre pannocchie antiche, tutte comunque parenti tra di loro, che portavamo preziosamente in cascina e seminavamo insieme alle nostre, in nome e in rispetto della legge  della biodiversità che recita:

più diversità, più ricchezza, più forza, più sapore

 

cassettapannocchie

               Dopo un  accurato lavoro di selezione, chi mai può dire ora quale tipo di mais sia mai il nostro. Si è così acclimatato bene nelle nostre terre coltivate biologicamente che ha dato origine a pannocchie ben strutturate, forti, belle a vedersi e buone a mangiarsi.

Ma allora ci è nata l’esigenza di risolvere questo dilemma, in risposta a quanti ci chiedono:che tipo di mais antico avete?

Caro vecchio mais di Cascina Costa Antica, è giunto il momento solenne che tu abbia diritto alla cittadinanza e al nome: sei ormai residente in queste colline da ben 18 anni, sei maggiorenne, e quindi riteniamo giusto darti la cittadinanza della Valle San Martino

e chiamarti

Martino

maistondo

a Cascina Costa Antica si coltiva il mais Martino

soave leggerezza di un campo di grano saraceno


Oggi, 9 novembre, questa soave leggerezza è anche

nei nostri cuori

Breve storia di due contadini ed un campo di esili pianticelle

Luglio 2012: due giorni dopo la raccolta del farro abbiamo seminato il grano saraceno. ha piovuto un poco, perfetto momento, che ha permesso alle piantine di nascere e crescere un poco.

Luglio agosto 2012:  arrivo della grande siccità: ogni piantina ha fatto di tutto per resistere. Un filo verde e un fiorellno bianco che al mattino di ergeva verso l’alto grazie alla poca frescura della notte e al tramonto era steso al suolo stremato.  Stormi di piccioni cercavano di mangiare le pianticelle. Ogni giorno noi sparavamo con la cacciacani per allontanarli.

Vedere quel campo brullo e allo stremo delle forze ci faceva sperare solo, come tutti gli agricoltori del resto,  nella pioggia.

E quando questa è arrivata abbiamo assistito al miracolo del deserto che fiorisce.

Ottobre 2012: tutto risolto? eh no, perchè la siccità aveva tenuto dormienti le piantine, così il tempo di raccolta slittava di un mese, dai primi di ottobre ai primi di novembre. In mezzo temporali, vento, gelo, dita incrociate.

Fine ottobre Era pronto, il momento era arrivato. Ma no! faceva toppo caldo, il grano saraceno  era umido,  non si poteva trebbiare. Aspettiamo ancora.

Novembre 2012: pioggia incessante, poi finalmente tre giorni di sole e di vento caldo. Perfetto, intanto il grano saraceno aspettava diritto e ormai tutti i semi erano ben formati e  maturi in tutte e tre le impalcature.

Mercoledì 7: arriva la mietitrebbia: pronti via…si rompe la cinghia.

Tutti fermi. Impossibile ripararla, fino a sera al buio tutti i tentativi senza successo. Disperazione. Il giorno dopo si riprova, niente da fare. Guardavamo il campo e lo vedevano già miseramente trinciato.

Venerdì doveva piovere ed invece no! c’ era ancora un bel sole caldo. Coraggio, si ritenta, vengono delle idee nate dalla tenacia e dalla mancanza di mezzi che solo i contadini dell’agricoltura povera riescono a trovare:bloccare la cinghia saldando un ferro: riproviamo.

Dolce rumore di battitura! La mietitrebbia regge e alle 15 del pomeriggio come un cavallo domato compie il suo dovere. Tutto il grano saraceno viene steso al sole e ha ancora un’ora di tempo per riscaldarsi prima di essere riposto al riparo dall’umidità della notte.

Perchè racconto tutto questo? non è la storia di un guadagno ottenuto che va in scena,  ma la prova di una tenacia e di una speranza

Attor vivi:  la natura,  le piante di saraceno e tre contadini agguerriti.

E’ l’agricoltura di montagna, povera e senza aiuti, che resiste.