come una lumaca può insegnarci ad uscire dalla crisi

 

tratto dal discorso del Presidente di Slow Food Carlo Petrini  martedì 24 giugno 2014 e liberamente intitolato

“come una lumaca ci può condurre fuori dalla crisi verso una comunità solidale”

Gustavo ed io c’eravamo

Carlin Petrini: abbiamo perso la saggezza  dei nostri nonni…….

Così comincia il bell’articolo sul discorso di Carlo Petrini, presidente di Slow Food al Campus universitario di Lecco martedì 24 giugno, che ruotava intorno alla necessità della presa di coscienza  del limite della nostra vita su questa Terra Madre, bene non infinito lei stessa.

Vi invito a leggere l’intero articolo apparso sul giornale on line  www.lecconews.lc,  che riporta esattamente tutto l’intervento di Petrini fino al racconto della sua chiacchierata telefonica con Papa Francesco.

http://lecconews.lc/news/petrini-abbiamo-perso-la-saggezza-dei-nostri-nonni-e-ci-siamo-ridotti-a-questi-chef-67465/#.U6rix_l_t1Y

Io mi limito a sottolineare le cose che a me per la mia scelta di vita sono apparse di grande conforto.

Primo monito i contadini ed il loro ruolo primario nell’economia mondiale: senza cibo non c’è vita ed il cibo lo forniscono da migliaia di anni i contadini. Contadini,  badate bene, e non imprenditori agricoli, ha sottolineato Petrini
Nei suoi interventi alle università parlando agli studenti italiani ha chiesto quanti volessero fare i contadini come scelta di vita e le risposte sono state  soltanto due, tre  su  400, 500 ragazzi  presenti. “Miei eroi, ha detto, venite accanto a me. E voi altri 400  cosa pensate di poter mangiare grazie solo a questi due, tre eroi?” Ha fatto notare che la stessa domanda fatta agli studenti delle più prestigiose università americane ha dato esito molto più confortante, 20 30 ragazzi hanno alzato la mano!
Secondo monito: I tempi stanno cambiando, non abbiate timore: questa crisi è una crisi entropica e non se ne esce come dicono i nostri governanti con la ripresa dei consumi, ma con il cambiamento delle consapevolezze sulla vita. Entropia significa consumare più energia di quella che produciamo, dobbiamo interrompere  questo percorso folle che porta allo spreco delle risorse limitate e pensare che per i nostri 4 anni su questa terra dobbiamo essere felici.  non consumatori accumulatori spreconi di cose
L’esempio portato è quello trovato da Ivan Illich, grande filosofo e teologo del novecento: la lumaca, che poi è il simbolo di slow food, costruisce a spirale la sua casa, ma ad un tratto si ferma, potrebbe continuare, ma non lo fa. Questo perché intuisce che se la casa diventa più grande la schiaccia sotto il suo peso. Non abbiate timore, ha continuato, perché il cambiamento è già in atto, è come un fiume sotterraneo, ad un tratto sbucherà alla luce.

Terzo monito rivolto ai consumatori: andate a casa e aprite i frigoriferi, sono cimiteri di prodotti scaduti che buttate. Bisogna divenire consapevoli dei nostri consumi. Scegliete prodotti locali, sostenete i contadini dei vostri luoghi, cercate mercati contadini locali, chiedete biodiversità dei prodotti, fate ovunque orti, orti, orti..

Facciamo tornare il cibo al centro dell’economia,  non dobbiamo consumare energia   

più del necessario, ma  valorizzare ciò che non si butta ma dura a  lungo. L’aggettivo sostenibile significa  durevole: torniamo quindi  alla saggezza dei nostri nonni che non buttavano,  ma riusavano le cose  per  farle durar

Quarto monito  rivolto ai politici locali : l’EXPO  non deve essere solo  occasione per rilanciare il turismo locale, l’Expo è soprattutto ragionare sul valore del CIBO E DELLE PRODUZIONI SOSTENIBILI. Sostenibile significa durevole.

Mettere al centro  i contadini e i loro  prodotti, ma non per il turismo fine a se stesso, ma  per la qualità della vita su tutta la Madre Terra in generale e sul proprio territorio in particolare

Altro Monito alla sinistra italiana:  la sinistra italiana è sempre stata sorda al problema del cibo come motore della economia, oltre che motore morale, sociale, culturale  della comunità. E continua ad esserlo tuttora. Deve cominciare a farlo con urgenza

 

E per finire  un passaggio che mi ha fatto sorridere con gioia:

Non c’è alternativa: per uscire dalla crisi

BISOGNA CREARE UNA COMUNITA’ SOLIDALE

la lista che ha vinto le elezioni al mio paese si chiama “per una comunità solidale”

 

E la rondine tornò sola

Era stata la prima rondine ad arrivare in primavera ed era rimasta a lungo su un ramo di sambuco: era la rondine maschio che da più di 10 anni faceva coppia sotto il mio portico. Una coppia davvero esemplare, perché la femmina aveva resistito a covare  nell’anno del restauro della cascina a tutti i colpi di martello pneumatico che la scuotevano  da sopra il soffitto, senza mai lasciare il nido e portando alla luce ben sei piccoli rondinotti. 

Non erano soli a fare i genitori, perché per diversi anni erano stati aiutati da una rondine maschio rimasta sola.

La primavera di quest’anno è stata dura per le rondini. Quando dopo alcuni giorni  è arrivata la femmina il tempo è diventato brutto, il cibo era scarso a causa dell’inverno prolungato. E così la loro prima covata è andata persa.

Poi hanno ripreso a covare con la tenacia tipica della loro specie….. poi più nulla…. Silenzio…..

Scrutavo il nido, ma nulla si vedeva….

Dopo alcuni giorni mi sono accorta che alla sera tornava al nido la rondine maschio e dormiva accanto ad esso… Tutte le sere tornava, al mattino alle 6,20 ripartiva ed ogni sera si avvicinava sempre di più al nido, fino ad entrarci alla fine per dormire………Tutte le sere lo guardavo e provavo sempre una insolita tristezza per lui, un vuoto… Chissà  cosa provava quel piccolo essere tutto solo, senza la sua compagna. Siamo abituati a vedere le rondini sempre a due a due, invece anche loro restano soli. Mi chiedevo cosa facesse tutto il giorno in giro.

La risposta l’ho avuta una mattina, quando sul balcone della cascina si sono posati ben 10 piccoli rondinotti:

un singolare  asilo nido “Primo volo”

E poi alcuni di loro sono  volati festosamente verso il nido dove la rondine maschio dormiva ogni sera, vi hanno fatto una breve visita e poi se ne sono andati. Ecco la risposta:  aveva adottato i piccoli di altre coppie, proprio come in passato era avvenuto per lui.

Che mistero sono gli animali. Ne sappiamo ancora così poco, possiamo solo osservare e cercare di comprendere.

I piccoli sono usciti per il primo volo alla fine di agosto, dopo due giorni sono spariti e con loro il mio rondine. Raduni di esercitazione in vista della partenza o una partenza anticipata? Ogni sera scrutavo il nido, ma di lui nessuna traccia.

Ma stasera, ad un tratto, alzando lo sguardo tra le nuvole  ho visto arrivare da una stessa direzione tante rondini, volare in cerchio e poi sparire. Ma una, dopo un breve giro nel cortile,  si è posata  sul bancone della cascina e vi è rimasta per più di un quarto d’ora girando il capo di qua e di là, come a voler fissare nella memoria questi posti che lo avevano visto protagonista di tante estati, di un forte legame e tante nascite. Era il mio rondine maschio!

Dopo un po’ è volato viail cielo  di stasera  in direzione  sud

 Buon viaggio verso questo cielo  mio caro amico di una estate, Spero  che tu possa ancora ritornare. E’ per  te ed in memoria del tuo  legame con la tua compagna questa stupenda poesia di Giuseppe  Ungaretti

 Passa la rondine e con essa estate

Passa la rondine e con essa estate
e anch’io, mi dico, passerò…
Ma resti dell’amore che mi strazia
non solo segno un breve appannamento
se dall’inferno arrivo a qualche quiete..

 

la storia di una pannocchia di mais antico continua

Cascina Costa Antica e la storia di una pannocchia di mais antico

 

  varietà di mais antico

 

L’invito a rivedere la video gallery di Upperunpaeseperstarbenevideogallery  ed in particolare il video che riguarda Cascina Costa Antica mi ha portato a fare alcune riflessioni che voglio condividere  con voi.

Gustavo ed io ci siamo insediati a Costa ormai dal 1996. La cascina ci aveva aspettato per interi decenni e quando siamo arrivati ha dato il meglio di sé per accogliere noi e le nostre proposte. Tante stagioni sono trascorse, tanti sogni si sono realizzati, tanti raccolti si sono concretizzati.

Qui mi riallaccio alla  storia della pannocchia di mais, che potete anche vedere sul nostro sito o cliccando semplicemente la voce mais antico su google.

E’  proprio anche  grazie a noi ed al nostro sogno di riportare una agricoltura a misura d’uomo che  si è rivisto  a Monte Marenzo un campo di  mais di una volta, con cui si faceva una buona polenta.

Ormai ovunque c’erano campi di mais americano e solo agguerriti nostalgici avevano nel loro orto qualche esemplare di mais nostrano. I più guardavano dubbiosi le nostre piante di mais crescere alte, alte

               Anno 1997

         il primo campo di mais circondato da grano saraceno    

         pronto per la raccolta a Cascina Costa Antica

 

Attualmente i tipi di mais antichi coltivati a Cascina Costa Antica sono più di trenta, tutti figli comunque degli stessi genitori venuti dal lontano Sudamerica con Cristoforo Colombo.

Perché trenta varietà e non una sola?

La prima ragione sta nel fatto che è impossibile costringere le piante di mais a contrarre matrimoni puri: loro hanno nel cuore una grande passione  meticcia e seguono l’esempio di noi umani che discendiamo da Adamo ed Eva e siamo tanto diversi tra di noi!.

Il secondo motivo è appunto che proprio la biodiversità crea la maggiore ricchezza di salute e di sapore.

Lo stesso avviene anche  per produrre buon pane da ottime farine salubri: più varietà insieme e non più monocoltura.

Piano piano lungo questi  17 anni finalmente l’attenzione nei confronti  dell’importanza di coltivare i mais antichi e la riscoperta del loro  valore sono andate aumentando nella nostra valle: ne è prova l’aumentata richiesta di farina di mais antico da  parte di consumatori esigenti, nonchè di alimenti a base di mais salubre.

E’ attualmente  in una buona fase di  realizzazione il  progetto di recupero della varietà di mais scagliolo di Carenno  ad opera di alcuni agricoltori dell ’Associazione Agricoltori Valle San Martino sostenuta dalla Comunità Europea tramite la Comunità Montana Lario Orientale e Valle San Martino (un mais fratello che stava scomparendo dalla grande famiglia dei mais antichi).mais

Pannocchie di mais di Carenno in bella vista davanti alla finestra di Cascina Costa Antica

Ma la soddisfazione più grande, lasciatemelo dire, è vedere proprio  i contadini storici di Monte Marenzo superare la diffidenza iniziale e  tornare a seminare i  mais nostrani, scambiandosi i semi. Non importa quali essi siano, vanno tutti bene, perché si possono riseminare di anno in anno, conservando pazientemente una parte del raccolto come semente  per gli anni futuri e selezionando le pannocchie migliori per ottenere la buona polenta di una volta

piante di mais antico di Cascina Costa Antica

 Nel mio racconto c’è una morale.

La lascio trovare ai cari lettori

andar per erbe selvatiche al canto del cuculo

La pimpinella, “senza la quale nessuna insalata è buona e bella”:  ne abbiamo trovata tanta  lungo il sentiero che porta a due frazioni di Monte Marenzo, ieri, appena il sole è sbucato dall’inverno….. e poi la silene, le primule, le viole, l’erba cipollina.

Oggi nei prati  della nostra Cascina abbiamo raccolto due cesti di acetosa, uno di ortica appena spuntata, ancora silene e primule ed un poco di piantaggine. Tanti tanti radicchi che fanno risvegliare il fegato dopo il lungo inverno.

All’imbrunire ecco il primo canto del cuculo. Allora la primavera  arriva davvero.

Ce ne torniamo a casa a lavare le erbe, che domani andremo in buona parte ad essiccare per preparare la nostra deliziosa MINESTRA  SELVATICA

 

Le erbe spontanee sono così selvatiche, indomite, libere e ogm free….. mentre si raccolgono si riesce a percepire la loro capacità  di adattamento alle forze della natura:  che siano grandine, gelo, vento, fuoco, siccità…. esse superano tutti gli elementi e rifioriscono portandoci cibo e salute.

Slow Food e Cascina Costa Antica

http://bit.ly/ZofWbf

C’è un  articolo di Carlo Petrini Presidente dello Slow Food su Repubblica,  che potete vedere all’indirizzo qui sopra.

Questo mi permette di introdurre un fatto accaduto nella nostra cascina e che ho esposto già su facebook e sul sito www.unpaeseperstarbene.it

Cochi e Renato cantavano: “ la gallina non è un animale intelligente”

Scritto da Marilena il 15 – marzo – 2013

Obs, si è verificato qualcosa di imbarazzante…: le mie galline disdegnano l’insalata sparsa per terra che mia madre ha comperato in un noto supermercato e, considerandola per lei troppo dura, ha scartato…

Ebbene sono passati tre giorni e le mie galline la scartano, la snobbano, la ignorano, la scavalcano e si buttano invece sui miei duri scarti di cavolo biologico…. e l’insalata è sempre lì a terra perfetta, resistente a tutte le intemperie.

Le galline avranno meno cervello di noi umani, ma di sicuro hanno un ottimo istinto… O forse ancora i media non sono riusciti a convincerle che le insalate sono tutte uguali!

Dove potete trovarci

http://www.aiablombardia.it/le-aziende-biologiche-si-raccontano /Per conoscerci meglio vi consigliamo questo articolo che racconta  di Cascina Costa Antica e del nostro modo di lavorare per l’agricoltura e l’ambiente
Vi consigliamo anche il sito www.unpaeseperstarbene.it  per conoscere meglio il nostro paese e la nostra attività https://www.youtube.com/watch?v=bxMXNPzoiWE

foto di marilena

foto di marilena: gatto in visita, Pita accoglie

 Nel gustare i nostri prodotti  mandate un pensiero positivo alla terra e a coloro che insieme a lei hanno lavorato con passione

              PROSSIMI APPUNTAMENTI:

CANZO BIOFERA 14
“Che bella fiera!

Che bel mercato
qui tutto è bello
qui tutto è grato
aria sanissima
terra buonissima
che giocondissima
per noi sarà.
Chi va, chi viene, chi compra o vende
ed al mercato le sue faccende
ciascuno può fare con libertà”
(poeta della fiera di Canzo)

le nostre buone verdure di stagione sapientemente preservate nelle nostre 

minestre pronte essiccateminestre 3siamo maestri essiccatori dal 1980 per Survival food

una fonte di biodiversità che fa molto bene ed il fascino di un’arte antica

SEGUITECI ANCHE SU FACEBOOK : CASCINA COSTA ANTICA

Mercato della terra di Milano
Progetto SlowFood

Ogni primo e terzo sabato del mese
dalle 9 alle 14

Via Procaccini, 4 – Milano – Fabbrica del vapore
www.mercatidellaterra.it

FESTIVAL DEGLI STILI SOSTENIBILI A cORREGGIO 23 SETTEMBRE www.fieranaturabio.it

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a Carenno per il mercato agricolo della Valle San Martino il 1° ottobre

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a Como con il Corto Circuito presso i Padri Comboniani a Rebbio secondo sabato di ottobre

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http://castellodiPadernello terza domenica di  ottobre

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5 novembre al castello sforzesco La fattoria nel castello agricoltura al femminile

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salvare i semi antichi: è il nostro impegno

Salvare i   semi per salvare la vita

Questo è il principio che guida la campagna mondiale di Vandana Shiva vicepresidente di Terra Madre Slow Food.

I contadini sono i custodi dei semi da sempre e devono potere preservarli e scambiarli liberamente.

Civiltà Contadina e la Rete dei Semi Rurali da tanto tempo portano avanti questa idea  in Italia e si scambiano gratuitamente i semi.

In Svizzera l’Istituto Prospecierara sta facendo una forte iniziativa per la salvezza dei semi antichi di ortaggi, frutta,cereali,  e vende i semi recuperati attraverso la grande distribuzione nei supermercati  Coop svizzeri.

Anche noi di Cascina Costa Antica nel nostro piccolo stiamo contribuendo a  portare avanti questo impegno:

 

  • da sempre nella nostra piccola serra di vetro  riproduciamo le nostre sementi, che ormai sono divenute un prodotto locale, vitale e produttivo
  • nell’Associazione  Agricoltori Valle San Martino stiamo recuperando antiche varietà di patate e mais
  • quest’anno abbiamo iniziato a collaborare gratuitamentre conl’Istituto svizzero Prospecierara per il recupero di due antiche varietà di lattuga ed una di fagiolo. Esperienza bellissima, anche se faticosa, visto l’andamento stagionale.

Grandi risultati  e ottima insalata. Abbiamo spedito all’Istituto 300 grammi di lattuga, partendo da pochi grammi iniziali di semi!

lattughe  trapiantate da poco

piante di  lattuga pronte per essere raccolte per la

produzione di semi

Adesso siamo pronti a nuove sfide, convinti  che dobbiamo puntare sul recupero di sementi antiche, che hanno accompagnato l’umanità e si sono attrezzate a resistere alle sfide della natura.  Ed hanno anche un buonissimo sapore!

storia di una pannocchia di mais antico

La raccolta del mais è avvenuta a metà ottobre, prima della forte pioggia  Questa estate terribile ha messo a dura prova le nostre piante di mais. Avevamo seminato in due posti differenti. Nel primo le piante non hanno potuto avere acqua di soccorso ed erano in un terreno in pendenza e più arido: qui le pannocchie sono rimaste piccole e  molte sono state incomplete e attaccate dalla piralide.

Invece nel secondo campo le piante hanno potuto godere come gli anni passati di un terreno più fertile e abbiamo potuto eccezionalmente intervenire con acqua di soccorso due volte. Qui il nostro mais ha confermato i risultati degli anni scorsi: le pannocchie della foto provengono appunto da questo campo, belle, colorate e sane.

in questa foto si vedono appunto le piante di mais rigogliose, che resistono  alla siccità e alle intemperie…

e dopo il raccolto:

e la storia è partita da qui……..

STORIA DI UNA PANNOCCHIA DI MAIS ANTICO

Gustavo e Marilena, Cascina Costa Antica

 

Correva l’anno  1996  quando un nostro amico di  Belluno ci ha regalato una pannocchia di mais: come quella che una volta Gustavo coltivava con la sua nonna nel campo di famiglia nel bellunese.

Altro non sapevamo di questo mais, ma abbiamo cominciato, con passione e rispetto per un seme che stava scomparendo, a seminarlo a Monte Marenzo, dove si andava realizzando il sogno di una vita: Cascina Costa Antica..

Nella primavera del  1997 abbiamo fatto a mano la prima semina. Erano i tempi in cui ancora nessuno da queste parti parlava di mais di varietà antica  e abbiamo proprio iniziato tra l’incredulità generale. Intorno a noi nessuno seminava più mais per polenta. Questo è stato un fatto positivo che ha limitato incroci sgraditi.

Quando abbiamo spannocchiato a mano  e macinato la prima granella è stata una bella sorpresa scoprire quanto buona fosse la polenta cucinata con quella farina.. La passione così è aumentata ed abbiamo iniziato a conoscere meglio i nostri chicchi e a selezionarli.  Erano pannocchie con il tutolo rosso ed alcune con il tutolo bianco, compatte, con i semi allungati più rossicci che gialli. Nessuno di loro era rostrato.

Le difficoltà che si sono presentate nel corso degli anni sono state le seguenti:

  • abbattimento delle piante molto alte a causa dei venti estivi.
  •  Piralide in alcuni anni molto presente, in 30% delle piante.
  •  Pannocchie ammuffite per via delle piante  cadute a terra,
  •   pannocchie rosicchiate in punta e perciò più facilmente               soggette a muffe
  • .Presenza di carbonchio.

Anche negli anni successivi la semina e la raccolta sono sempre avvenute a mano e ogni pannocchia veniva controllata e sgranata a mano per eliminare le parti rovinate e ammuffite. Inoltre lo scopo era quello di selezionare pannocchie sempre più sane e con rendimento maggiore, dando però la precedenza al sapore della polenta finale da ottenere.

Siccome il nostro scopo era, come per tutte le altre nostre colture in azienda,

Recuperare e non isolare

non  ci siamo preoccupati di ottenere una sola varietà di granella, perché siamo convinti  che la qualità venga da una buona biodiversità, così  abbiamo cercato di salvaguardare e riprodurre tutte quei tipi di mais che si presentavano di anno in anno e che a nostro parere stavano bene insieme in campo e  davano un prodotto finale ottimo. In fin dei conti tutti i chicchi di mais sono parenti tra di loro. Abbiamo invece lasciato indietro varietà che si sono presentate ma non sembravano adatte a stare insieme o a produrre un buon mais da polenta.

Un anno, osservando che alcune pannocchie presentavano una punta glabra e brattee ben avviluppate a punta lunga non presentavano  traccia di muffa o di beccate di uccelli, neanche traccia di piralide, abbiamo iniziato pazientemente a privilegiarle nella selezionedei semi, così che quest’anno finalmente possiamo dire di avere la maggior parte delle pannocchie con queste caratteristiche, anche se tra di loro sono diverse per specie:gialle, rosse, rostrate o no, tutolo bianco, rosa o rosso.

Ogni anno selezioniamo le pannocchie migliori:  prendendo solo la parte centrale dei semi:

novembre 2011

Il nostro granoturco qui in collina senza irrigazione, quest’anno anche senza letame, ha dato molte  piante con due pannocchie formate e di buon peso, sane, : assenza pressoché totale di muffa, assenza pressoché totale di piralide, piante diritte nonostante i forti venti e le grandinate di questa scorsa estate. Nessuna presenza di carbonchio.

Non sappiamo ancora quali specie di mais abbiamo portato dal bellunese,  sappiamo che ora

dopo 15 anni la nostra farina da polenta proviene da 34 tipi diversi di chicchi: 9 a tutolo bianco, 4 a tutolo rosa, gli altri a tutolo rosso., 4 sono rostrate, tra cui lo scagliolo. Ci sono pannocchie  con 8, 10, 12, 14, 16, 18, 24  file di chicchi..

Nonostante  una stagione  2011 molto difficile

1000 semi misti provenienti da ogni parte delle pannocchie  pesano 310 g

.Con 5 kg di semi provenienti da pannocchie intere abbiamo ottenuto Kg 4,575 di farina pronta per polenta, 91,5%

e senza irrigazione, e  quest’anno anche senza letame

DIETRO OGNI SEME SALVATO C’E’ SEMPRE

UN PAZIENTE SALVATORE DI SEMI

soave leggerezza di un campo di grano saraceno


Oggi, 9 novembre, questa soave leggerezza è anche

nei nostri cuori

Breve storia di due contadini ed un campo di esili pianticelle

Luglio 2012: due giorni dopo la raccolta del farro abbiamo seminato il grano saraceno. ha piovuto un poco, perfetto momento, che ha permesso alle piantine di nascere e crescere un poco.

Luglio agosto 2012:  arrivo della grande siccità: ogni piantina ha fatto di tutto per resistere. Un filo verde e un fiorellno bianco che al mattino di ergeva verso l’alto grazie alla poca frescura della notte e al tramonto era steso al suolo stremato.  Stormi di piccioni cercavano di mangiare le pianticelle. Ogni giorno noi sparavamo con la cacciacani per allontanarli.

Vedere quel campo brullo e allo stremo delle forze ci faceva sperare solo, come tutti gli agricoltori del resto,  nella pioggia.

E quando questa è arrivata abbiamo assistito al miracolo del deserto che fiorisce.

Ottobre 2012: tutto risolto? eh no, perchè la siccità aveva tenuto dormienti le piantine, così il tempo di raccolta slittava di un mese, dai primi di ottobre ai primi di novembre. In mezzo temporali, vento, gelo, dita incrociate.

Fine ottobre Era pronto, il momento era arrivato. Ma no! faceva toppo caldo, il grano saraceno  era umido,  non si poteva trebbiare. Aspettiamo ancora.

Novembre 2012: pioggia incessante, poi finalmente tre giorni di sole e di vento caldo. Perfetto, intanto il grano saraceno aspettava diritto e ormai tutti i semi erano ben formati e  maturi in tutte e tre le impalcature.

Mercoledì 7: arriva la mietitrebbia: pronti via…si rompe la cinghia.

Tutti fermi. Impossibile ripararla, fino a sera al buio tutti i tentativi senza successo. Disperazione. Il giorno dopo si riprova, niente da fare. Guardavamo il campo e lo vedevano già miseramente trinciato.

Venerdì doveva piovere ed invece no! c’ era ancora un bel sole caldo. Coraggio, si ritenta, vengono delle idee nate dalla tenacia e dalla mancanza di mezzi che solo i contadini dell’agricoltura povera riescono a trovare:bloccare la cinghia saldando un ferro: riproviamo.

Dolce rumore di battitura! La mietitrebbia regge e alle 15 del pomeriggio come un cavallo domato compie il suo dovere. Tutto il grano saraceno viene steso al sole e ha ancora un’ora di tempo per riscaldarsi prima di essere riposto al riparo dall’umidità della notte.

Perchè racconto tutto questo? non è la storia di un guadagno ottenuto che va in scena,  ma la prova di una tenacia e di una speranza

Attor vivi:  la natura,  le piante di saraceno e tre contadini agguerriti.

E’ l’agricoltura di montagna, povera e senza aiuti, che resiste.

 

 

l’antica patata “Bianca di Oreno”

Le patate “ made in Monte Marenzo” irrompono sul mercato

In Cascina Costa Antica le patate da semina

non si comprano dai grossisti:

 le patate  si riseminano di anno in anno a filiera super corta

 Grande successo della prima vendita ufficiale  delle prime patate

“Bianca di Oreno”

nell’ambito della 25° edizione della  prestigiosa fiera di  Oreno, che si è svolta nello scorso week e nel precedente appunto in questa frazione di Vimercate, con protagonista assoluta la patata.

Il recupero di questa varietà è stato promosso dal Parco della Cavallera  in collaborazione con l’Associazione Agricoltori Valle San Martino e i primi tuberi semi dopo due anni di coltivazione sono stati forniti dall’azienda Barachetti Adelio e da Cascina Costa Antica di Monte Marenzo e coltivati  da  tre agricoltori del Parco della Cavallera. facenti  parte del progetto di recupero di questa varietà antica di patata bianca, diffusa e apprezzata  un tempo nel territorio milanese e  brianzolo.

Alla fiera di Oreno l’Associazione Agricoltori Valle San Martino era presente   con lo slogan:

la patata bianca di Oreno nasce tra i monti e i colli della Valle San Martino

queste sono state vendute esclusivamente  in sacchetti numerati e prestampati, per garantirne la provenienza.

Vendita esaurita per quest’anno.

Il progetto va avanti e le patate raccolte in questo mese  in valle serviranno per la semina nel Parco della Cavallera il prossimo anno

La patata bianca di Oreno naturalmente è squisita e siamo orgogliosi di aver contribuito con la buona terra  di Monte Marenzo al suo recupero.