La Coltivazione

Per noi BIOLOGICO significa un modo naturale di coltivare simile a quello dell’orto organico delle nostre piccole realtà contadine di pochi decenni fa: anche se utilizziamo senz’altro alcune tecnologie moderne, vogliamo rimanere al tempo stesso fedeli alla cultura della tradizione e alle idee iniziali che hanno dato origine al movimento biologico, di cui noi siamo stati pionieri.

Da quando è sorta l’azienda siamo certificati BIOAGRICERT.
I terreni sono molto fertili perché quando noi siamo arrivati erano a riposo da 15 anni

Si deve gustare, mangiando la nostra insalata, il nostro farro, la nostra frutta e tutti i nostri prodotti, un alimento organoletticamente sano, coltivato e trasformato avendo a cuore il benessere delle persone, l’ambiente il sapore della buona cucina

Coltivazione

La morfologia del territorio in cui è incastonata la nostra cascina non permette una agricoltura intensiva, per cui si tratta di una realtà di piccoli appezzamenti con una altissima biodiversità e scarso impatto ambientale:

  • Il grande orto
  • La piccola serra a vetri dove seminiamo le nostre piantine
  • Il frutteto composto da  più di 400 piante, in prevalenza con  varietà di frutti dimenticati
  • Il campo del mais antico, il cui ciclo di vita è tutto seguito a mano e macinato da noi, e fornisce  un’ ottima farina da polenta.
  • Il campo del farro, una varietà pregiata che non deve essere messo a bagno prima della cottura
  • Il campo del grano saraceno chr ruota con la coltivazione del farro, delle  patate, del frumento antico
  • Le siepi soleggiate che circondano l’azienda e sono costituite da olivello,  prugnolo,  rosa canina, biancospino, rosa rugosa, corniolo, sambuco
  • Le balze caratteristiche del nostro territorio che ospitano filari di lamponi , ribes,  uva fragola
  • Il bosco con alberi di ciliegi,  castani,  carpini,  noccioli ed un folto sottobosco

RIFLESSIONI DOPO 17 ANNI  DI LAVORO SECONDO IL METODO DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA:


dalla lettera inviata nel 1855 da un Capo pellirossa al Presidente degli Stati Uniti, per l’acquisto delle terre della tribù dei Duwamiswh

.., Come si può comprare la terra? La cosa ci sembra strana.

Noi non siamo proprietari della purezza dell’aria e dello scintillio dell’acqua.

Come si può comprare tutto questo?

Per la mia gente qualsiasi componente della terra è sacro, qualsiasi ago splendente di pino, qualsiasi spiaggia sabbiosa, qualsiasi radura erbosa, qualsiasi insetto.

Sappiamo che l’uomo bianco non comprende il nostro sistema di vita: per lui un pezzo di terra è lo stesso di un altro.
Egli è uno straniero che viene durante la notte e prende dalla terra tutto ciò che gli occorre. La terra è sua nemica, non sua sorella.

….Quando i bufali saranno tutti massacrati, i cavalli selvaggi tutti domati, i più segreti angoli della foresta appesantiti dal lezzo di molti uomini, i panorami delle colline sfigurati dalle linee di fili che parlano, soffocherete nei vostri rifiuti!

E l’uomo bianco si chiederà: dove sono gli alberi ed i cespugli?

Scomparsi.

E dov’è l’aquila?

Scomparsa.

E cosa significa ciò se non la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza…….

 

Noi siamo tutti contadini. E’ nel nostro DNA“. Fabio Pinzi, insegnante di permacultura, non ha dubbi.

Non dobbiamo imparare a coltivare la terra. Dobbiamo semplicemente riscoprire il contadino che è in noi.

E la permacultura può aiutarci in questo percorso.  Il principio che la regola, infatti, è la semplicità.

Nessuna regola predefinita, ma un metodo per capire in ogni contesto, clima, terreno, situazione, quali siano le migliori modalità di coltivazione in grado di produrre cibo sano con il minimo sforzo. Ma non è tutto. Progettare in permacultura, infatti, non significa solo coltivare in un certo modo. Il metodo può essere utilizzato nel campo dell’edilizia, della gestione di una comunità, della costruzione di un eco-villaggio, e così via. Perché nel problema, secondo la permacultura, c’è sempre la soluzione.

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riflessioni del 25  agosto 2013

Sono rimasta molto colpita da un commento letto in riferimento ad un articolo di Silvana Carcano sul senso dell’economia e ho trovato giusto riportarlo qui, perchè con semplici e sagge parole interpreta il mio modo di intendere il nostro lavoro con la terra che ci ospita

……..!mia madre classe 1902 vissuta in salute fino a 102 anni razza contadina terza elementare due guerre 8 figli conosceva una sola regola di economia:

“non tutto quello che si semina nasce,  non tutto quello che nasce si raccoglie e  non tutto quello che si raccoglie  si mangia”.

senza tanti discorsi fumosi o sdolcinati ha sempre lavorato da otto anni in su dalle sei della mattina fino a che le si chiudevano gli occhi per la stanchezza e si dichiarava felice(contenta)perchè le piaceva fare quello che faceva.

severino turco, bressanvido Commentatore certificato 25.08.13 19:49|

 

ed io aggiungo:

tu semina cibo, non pensare chi lo mangerà, il tuo compito è seminare…………………………..ed essere contenta

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