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Dove potete trovarci

http://www.aiablombardia.it/le-aziende-biologiche-si-raccontano /Per conoscerci meglio vi consigliamo questo articolo che racconta  di Cascina Costa Antica e del nostro modo di lavorare per l’agricoltura e l’ambiente
Vi consigliamo anche il sito www.unpaeseperstarbene.it  per conoscere meglio il nostro paese e la nostra attività https://www.youtube.com/watch?v=bxMXNPzoiWE

 Nel gustare i nostri prodotti  mandate un pensiero positivo alla terra e a coloro che insieme a lei hanno lavorato con passione

              PROSSIMI APPUNTAMENTI:

CANZO BIOFERA 14
“Che bella fiera!

Che bel mercato
qui tutto è bello
qui tutto è grato
aria sanissima
terra buonissima
che giocondissima
per noi sarà.
Chi va, chi viene, chi compra o vende
ed al mercato le sue faccende
ciascuno può fare con libertà”
(poeta della fiera di Canzo)

 

dal 9 all’11 settembre saremo alla BIOFERA di Canzo e’ sicuramente stata e sarà la più bella fiera coerente con i suoi principi 

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.sabato 1 ottobre  al mattino al mercato della Terra alla fabbrica del Vapore a Milano

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domenica 2 ottobre  fiera della Valle San Martino a Carenno, la nostra valle, organizzata dalla Comunità Montana.

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l’8  ottobre a Como con il Corto Circuito presso i Padri Comboniani a Rebbio

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il 15 ottobre al mattino al mercato della Terra alla fabbrica del Vapore a Milano

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il 16 ottobre alla Fattoria del Castello al Castello Sforzesco di Milano……………………………………………………………………………………………………………………

 al Mercato della Terra del castello di Padernello
  http://castello di Padernello torniamo a novembre 

 

biodiversità e “agricoltura antica” delle piccole aziende

La biodiversità è bella e possibile

Nel numero di luglio 2015  della rivista Vita in Campagna (coltiva il tuo mondo unico) nell’interessante articolo del giornalista Giorgio lo Surdo  avevamo scoperto con piacevole sorpresa che aveva scelto come esempio di biodiversità questa  foto scattata nella nostra aziendafoto vita in campagna

Ora questo suo nuovo articolo di maggio 2016 (www.vitaincampagna.it) ci trova in pieno d’accordo e ci riconosciamo anche protagonisti in prima persona delle parole da lui  scelte a difesa della biodiversità, per questo ne abbiamo voluto trascrivere una parte
“Finalmente approvata la legge sulla biodiversità agroalimentare”
……………………………………..Prezioso il contributo delle piccole aziende
Le piccole aziende agricole, proprio perché svolgono l’attività agricola in una dimensione ridotta e con uno spirito che coniuga in mille modi obiettivi di reddito e soddisfazioni amatoriali, sono le principali detentrici di quella che potremmo definire    “agricoltura antica” e quindi custodi della biodiversità agraria

In queste realtà si coltivano ancora varietà vegetali e si allevano animali “ dei bisnonni “, riproducendoli artigianalmente in casa, ignorando selezioni, standardizzazioni e omologazioni.

Per un certo verso hanno ignorato le seduzioni della massima produttività e quindi, a volte inconsapevolmente, hanno preservato adattamenti all’ambiente e sapori rari sedimentati nei secoli, di cui soltanto oggi si coglie l’importanza culturale, economica e scientifica.In altre parole la pigrizia e la diffidenza verso il nuovo risultano oggi paradossalmente utili per la conservazione della biodiversità.La legge 194 dimostra che oggi abbiamo bisogno di queste realtà che negli anni passati hanno resistito al mantra dell’innovazione. C’è da qualche decennio una generazione di “nuovi agricoltori” colti, provenienti da altre attività, alla ricerca di stili di vita diversi, che è capace, in piccole aziende, di produrre con la multifunzionalità redditi interessanti, valorizzando le vecchie produzioni in chiave di eccellenze agricole e gastronomiche dedicate ai tanti appassionati dei sapori antichi, della salute alimentare, della dieta mediterranea e anche dei legami culturali del cibo con il territorio…………………….

Noi di Cascina Costa Anticaproprio inconsapevolmente all’inizio, ma via via sempre più chiaramente, abbiamo scoperto che nell’ aggettivo Antica stava racchiusa la nostra vocazione: recuperare tutto ciò che di antico ha ancora valore e creare grande biodiversità

LA BIODIVERSITA’ E’ BELLA E POSSIBILE

Noi siamo salvatori di semi

Oltre 400 piante da frutto di varieta’ antica

Siepi di arbusti salutari, come olivello spinoso, prugnolo,

corniolo, rosa canina, biancospino, crespino

Molte varietà di piccoli frutti e arbusti rari

Cereali antichi: farro, miglio bruno,

30 tipi diversi di mais da polenta antico, avena nuda 

Ortaggi prodotti da piantine seminate da noi,

con la prevalenza di sementi autoprodotte,

anche di erbe ed ortaggi   antichi, quali la patata bianca

Presenza di molteplici erbe selvatiche

lasciate convivere con ortaggi e piante

Il tutto in agricoltura biologica

il pulcino e la gallina che aveva covato invano

Storie di vita dal pollaio di Cascina Costa Antica che noi umani dobbiamo conoscere

Sarà stato per la bella primavera, sarà stato per il meraviglioso  gallo

del  nostro pollaio,re del pollaio (2)

fatto sta che è scoppiato un delirio di desiderio di maternità fra le galline .

Così, mossa a tenerezza, per la prima volta mi sono cimentata nell’ ardito  compito di favorire la cova delle nostre  chiocce, che a dire il vero, più che di mamme si tratta di balie, perché se certa è la paternità dei neo-pulcini, ignota resta la maternità di quelle uova covate.
Fatto sta che una gallina è riuscita a conquistare il nido di cova con tre uova e per 21 giorni non si è mossa da sopra di esse, se non per bere e mangiare giusto per la sopravvivenza  sua e delle uova

♦    atto primo   ♦
così  puntualmente una mattina ho trovato un pulcino giallo che pigolava.

Emozione a non finire: Il primo pulcino nato a Cascina Costa Antica

foto di marilena

Poco dopo da  una seconda gallina: sono nati due pulcini grigi e  neri come il gallo.
E poi una terza stava covando…………………………
il  primo pulcino intanto cresceva, senza particolari conflitti, fino al prematuro inatteso momento  in cui  la  mamma  l’ha  lasciato per riprendere a fare le uova, ben accolta dalla comunità e dal gallo con lunghi scambi di gorgheggi.Ben presto il mio bel pulcino bianco è stato però  in grado di spiccare un salto e entrare nel mondo degli adulti.

Non è facile la vita nel pollaio sopratutto se la tua mamma è una gallina poco propensa al ruolo di balia. Subito ha dovuto conoscere da solo le regole spietate del clan.  A furia di beccate ha iniziato a utilizzare strategie per impadronirsi del cibo e del territorio  e alla fine ce l’ha fatta

♦ atto secondo♦

Intanto la terza chioccia era arrivata al 21° giorno: ma sorpresa amara per lei e per me: nessun pulcino!!.
Era ormai debilitata, sempre accovacciata sul nido, A fatica cercava di  riprendersi e di uscire all’aperto  per riunirsi al suo gruppo. Ma la spietata legge del  clan  la isolava  a suon di beccate. Riusciva a malapena a rifugiarsi dietro un riparo e a mangiare i resti del cibo. Si arrotolava tutta nella sabbia cercando relax, ma riceveva assalti a non finire.

Intanto il pulcino bianco utilizzava sempre nuove strategie per conquistarsi il suo spazio, con agilità e furbizie a non finire. con tecniche prese un po’ dal calcio un po’ dal rugby riusciva ad impadronirsi di un boccone e a scappare

♦ atto terzo ♦

E’ a questo punto che è avvenuto qualcosa di molto bello: il pulcino era il solo che si avvicinava alla mancata chioccia, che continuava tristemente a chiocciare e ad accovacciarsi sulla paglia,.pulcino e nuova mamma 011

E’ nata una solidarietà tra ultimi. Stavano insieme sia all’interno che fuori.Quando qualcuno beccava il pulcino questo scappava dalla sua nuova mamma che gli chiocciava dietro, come per proteggerlo.pulcino e gallina 014

Il pulcino aveva imparato a riconoscere in me un’alleata e mi si avvicinava in cerca del  cibo che  gli mettevo vicino alla soglia del pollaio al riparo da becchi indiscreti. Lui affamato era coraggioso, ma la mamma adottata  gli chiocciava come per metterlo in guardia e non si avvicinava. Dopo alcuni giorni il pulcino  è arrivato con lei e quando ho versato il cibo, è stato lui a chiamare la chioccia e a rassicurarla, così anche lei si è avvicinata  a mangiare indisturbata.pulcino e gallina 017

Strano comportamento  al contrario: un pulcino cresciutello che adotta ad  una mamma  mancata

E dopo alcuni giorni  la gallina mamma è salita sul posatoio per fare  di nuovo l’uovo ed il pulcino le si è messo accanto e ha  aspettato  paziente che la “mamma” assolvesse il compito. e nonostante questo avvenimento il legame tra i due è rimasto stretto e solido a lungo:  la chioccia ed il pulcino continuano a stare insieme in ogni momento della giornata. Anche se il pulcino ormai è cresciuto e  sa farsi accettare dal clan, torna sempre  dalla sua “mamma”

E con questo nuovo uovo la vita ricomincianuovo uovo 004

A noi umani non resta altro che osservare con umiltà

La patata antica bianca e le sue antiche sorelle colorate

la Bianca e le sue sorelle antiche 006

L’ antica patata bianca e le sue sorelle colorate selezionate e riprodotte

in  Cascina Costa Antica con paziente e gioioso lavoro 

E’ questo il settimo anno che siamo esperti custodi della patata bianca di Oreno

( vedi articolo http://cascinacosta.it/2014/associazione-agricoltori-valle-san-martino-patata-bianca-di-oreno-la-patata-che-nasce-monte-marenzo/Questa felice esperienza ci ha permesso di fare  con successo pratica di salvaguardia e riproduzione di molte altre patate antiche.Il raccolto 2015 ha reso possibile   per la primavera  2016  la disponibilità di piccoli quantitativi delle  seguenti ottime patate antiche che si possono riprodurre amatorialmente:

tutte patate certificate biologiche 

BLU SVEZIA (Blu congo) origine Svizzera pasta violafinite

BLU SANGALLO origine Svizzera pasta violafinite

MOOR SIEGLINDE origine Germania pasta gialla finite

ALLIANS origine Germania pasta gialla 

REGINA origine Germania pasta gialla  finite

ARRAN VICTORIA origine Scozia pasta bianca 

ADRETTA origine Germania pasta gialla 

PARLI origine Svizzera pasta giallo rosa quantità limitata

EDZEL BLUE origine Scozia pasta bianca  finite

BENEDIZIONE DEI CAMPI origine Germania finite

2 marzo 2016: con emozione abbiamo effettuato le prime spedizioni di patate: cresceranno in zona di Perugia, di Frosinone, di Verona

10 marzo le vendite continuano, anche in provincia di Lecco e Brescia 

 

I piccoli agricoltori crescono (in qualità)

I piccoli agricoltori crescono (in qualità)

Mais Martino va a scuola (la pannocchia di mais antico continua la sua storia)

Mais Martino va a scuola

ti chiamerai Martino

Ed eccoci ad un nuovo anno di mais antico: è già il 18° anno ormai che seminiamo il mais,come molti di voi che ci hanno seguito sul nostro blog ben sapranno

http://cascinacosta.it/2013/la-storia-di-una-pannocchia-di-mais-antico-continua/

pannocchia

Quella piccola pannocchia del lontano 1997 è riuscita a creare una meravigliosa moltitudine di chicchi sparsi in tutti questi anni, imparentandosi a loro volta via via con altri mais di altre pannocchie antiche, tutte comunque parenti tra di loro, che portavamo preziosamente in cascina e seminavamo insieme alle nostre, in nome e in rispetto della legge  della biodiversità che recita:

più diversità, più ricchezza, più forza, più sapore

 

cassettapannocchie

               Dopo un  accurato lavoro di selezione, chi mai può dire ora quale tipo di mais sia mai il nostro. Si è così acclimatato bene nelle nostre terre coltivate biologicamente che ha dato origine a pannocchie ben strutturate, forti, belle a vedersi e buone a mangiarsi.

Ma allora ci è nata l’esigenza di risolvere questo dilemma, in risposta a quanti ci chiedono:che tipo di mais antico avete?

Caro vecchio mais di Cascina Costa Antica, è giunto il momento solenne che tu abbia diritto alla cittadinanza e al nome: sei ormai residente in queste colline da ben 18 anni, sei maggiorenne, e quindi riteniamo giusto darti la cittadinanza della Valle San Martino

e chiamarti

Martino

maistondo

a Cascina Costa Antica si coltiva il mais Martino

“Patata bianca di Oreno” la patata che rinasce a Monte Marenzo

http://cascinacosta.it/2016/la-patata-antica…relle-centenarie/settembre http://www.unpaeseperstarbene.it/wp-content/uploads/2014/09/patata1.jpg

la patata
•             che non ha mai visto un tulipano ( non viene dall’Olanda)
•             che non ha mai viaggiato su un tir (a km 0)
•             che  si risemina da sè di anno in anno
•             che non è mai passata per la farmacia ( nessun maltrattamento chimico)
•             che  contiene poca solanina e quindi non fa male

(vedi libro Solanina,  mangiare  patate senza mal di pancia”)
•             particolarmente adatta alla frittura (vedi libro)
•             che non è mai uguale alle sue sorelle, perché ha una forte personalità

I suoi antenati sono  arrivati in Italia dopo un lungo viaggio dall’America attraverso la Francia e si sono insediati nel nord dell’Italia, dalla Liguria alla Lombardia. La tradizione racconta che a portarla nelle nostre zone sia stato Alessandro Volta

Sta tornando a rivivere la sua storia grazie al Parco della Cavallera e al protocollo di intesa tra alcuni  agricoltori del Parco e la Associazione Agricoltori Valle San Martino.

Il  progetto è partito  nel 2010 con soli   28 kg di patate fornite dal “Consorzio della patata quarantina”  e con il corso di formazione a cura del professor Massimo Angelini.

Le patate sono state  selezionate, controllate durante il lungo periodo di  dormienza al buio  e ad ogni primavera  risvegliate dal sonno invernale  e messe a pre-germogliare dopo essere state cullate per 6 mesi in terreni biologici


Bianca di Oreno coltivata in Cascina Costa Antica

Sono state raccolte e selezionate per essere consegnate al  Parco della Cavallera che le ha fornite anche agli  agricoltori del Parco facenti parte del progetto di recupero per la semina ad Oreno

E si ricomincia il ciclo di produzione per il prossimo anno. Possiamo felicemente affermare  che  siamo ormai in piena produzione dopo questo  grosso lavoro di cura e selezione e per la prima volta possiamo riservare al pubblico  attento alla biodiversità e alla filiera extracorta  un buon quantitativo di belle e sane “patate bianche di Oreno”

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vendita di  patate antiche
Bianca di Oreno ma non solo
Una  volta imparato dalla teoria e poi dalla pratica come selezionare, conservare e riprodurre i tuberi di patata da riseminare, ci siamo allargati a coltivare più di 20 varietà di patate antiche. Le abbiamo controllate, poi assaggiate e alla fine ne abbiamo considerate interessanti molte di loro.
http://cascinacosta.it/2016/la-patata-antica-bianca-e-le-sue-sorelle-centenarie/

la “Bianca” e le sue 13 sorelle antiche        la Bianca e le sue sorelle antiche 006vitelotte
parli, etzel blue
aran victoria, blue schweden
blu sangallo, bamberger
rote emma, andengold
regina,  allianz,  melighe,
benedizione dei campi

storia passata

Le patate “made in Monte Marenzo” irrompono sul mercato settembre 2012

http://www.unpaeseperstarbene.it/?s=patata

 

Grande successo della prima vendita ufficiale  delle prime patate “Bianca di Oreno” nell’ambito della 25° edizione della  prestigiosa fiera di  Oreno, che si è svolta nello scorso week e nel precedente appunto in questa frazione di Vimercate, con protagonista assoluta la patata.

Il recupero di questa varietà è stato promosso dal Parco della Cavallera  in collaborazione con l’Associazione Agricoltori Valle San Martino e i primi tuberi semi dopo due anni di coltivazione sono stati forniti dall’azienda Barachetti Adelio e da Cascina Costa Antica di Monte Marenzo e coltivati  da  tre agricoltori del Parco della Cavallera facenti  parte del progetto di recupero di questa varietà antica di patata bianca, diffusa e apprezzata  un tempo nel territorio milanese e  brianzolo.

Alla fiera di Oreno l’Associazione Agricoltori Valle San Martino era presente con un  banco allestito dalla associata  Gaddi Lori con lo slogan:

la patata bianca di Oreno nasce tra i monti e i colli della Valle San Martino

 e la stessa insieme al tecnico agronomo dott.  Niccolò Mapelli, responsabile per il Parco del progetto, ha insacchettato le patate da vendere: queste sono state vendute esclusivamente  in sacchetti numerati e prestampati, per garantirne la provenienza.

Il progetto va avanti e le patate raccolte in questo mese  in Valle, che serviranno per la semina nel Parco della Cavallera il prossimo anno,  sono state coltivate dai seguenti produttori: Cascina Costa Antica,  Adelio Barachetti di Monte Marenzo, Lori Gaddi della Casina  di Lorentino, Il prato delle lucciole di Torre de Busi,  Elio Rossi di Carenno.

La patata bianca di Oreno naturalmente è squisita e siamo orgogliosi di aver contribuito con la buona terra  di Monte Marenzo al suo recupero.

Consigli per la cucina

ottima per gnocchi, per purè e passati, favolosa fritta con la buccia, speciale per torte. Se si vuole togliere la buccia prima della cottura conviene tagliarla a dischi di spessore 1,5 cm e poi pelare questi: cos+ si supera l’irregolarità della patata, che è anche il suo pregio, per la presenza di numerosi occhi riproduttivi.
Vedi ricetta nella pagina delle ricette:
la torta di patate del grande Artusi, perfetta con queste patate
e la ricetta friulana dei gnocchi con le prugne

Piacevole sorpresa

questo olio su tela del pittore Albert Anker del 1886 ritrae
“la piccola pelatrice di  patate”
notate che le patate che sta pelando sono bianche e irregolari nella forma, proprio come la antica patata  “bianca di Oreno”
anche in questa opera antecedente
patate PITTURA 005
August Kotzschs „Kartoffeln“ von 1870
 
e anche Van Gogh ha dipinto diverse tele con  patate irregolari e grosse come queste in
   
“pittura morta con cavolo e patate” 1881
vincent-foto-2-con-dida
e bellissime le parole dello stesso Van Gogh nel commentare il quadro:
“I mangiatori di patate”  del 1885
i mangiatori di patate di Van Gogh
 “Ho voluto, lavorando, far capire che questa povera gente, che alla luce di una lampada mangia patate servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresciute; il quadro, dunque, evoca il lavoro manuale e lascia intendere che quei contadini hanno onestamente meritato di mangiare ciò che mangiano. Non vorrei assolutamente che tutti si limitassero a trovarlo bello o pregevole”.

 

Gustavo, un campo di farro ed una piccola mietitrebbia


Ovvero la determinazione  di un piccolo contadino di collina a risolvere  un grande problema

Quando nel 1997 decidemmo, Marilena ed io, di coltivare il farro a Monte Marenzo, questo cereale era ancora sconosciuto ai più e soprattutto nella valle San Martino.

Ma era per noi un monito, incluso forse già da allora nel nome Cascina Costa Antica, di riportare in vita ciò che apparteneva alla tradizione più antica italiana, come appunto il farro degli antichi romani.

Essere un piccolo contadino in un piccolo paese di una piccola valle è molto romantico, ma si scontra con un sacco di difficoltà: soprattutto con  la poca redditività dei terreni collinari e la poca convenienza a utilizzare macchinari complessi e difficili da trasportare come appunto una grande mietitrebbia.

Per una decina e più di anni il momento della trebbiatura ci vedeva spostare gli sguardi dalla strada al cielo, sperando nel bel tempo e nell’arrivo della mietitrebbia di un contoterzista, convinto a fatica a venire fin quassù.

Il farro, va detto, come i cereali antichi, si trova molto bene nei terreni di Monte Marenzo e della valle e può offrire una buona alternativa di reddito ai piccoli coltivatori e a chiunque possieda la voglia di coltivare un pezzetto di terra. Il problema più grosso  resta sempre la mietitura.

Avevamo negli ultimi  anni passato momenti di raccolto felici per la presenza condivisa di una vecchia mietitrebbia di fabbricazione ucraina acquistata dal contadino Barachetti, che nel frattempo era tornato ad appassionarsi alla coltivazione dei cereali.

Ma la triste notizia che anche questa mietitrebbia aveva i giorni contati  ci ha messo davanti ad un bivio: o smettere di coltivare farro e altri cereali e darci per sconfitti, come spesso succede a molti contadini piccoli, oppure…………..

 

Internet mi è venuto in aiuto: ho passato giorni interi a dialogare col mondo delle mietitrebbie, dalla Germania, all’Austria, alla realtà  delle università agrarie, dal nuovo all’usato. Ho potuto constatare con tristezza che in Italia non esistono alternative alle grandi mietitrebbie. E neanche in Europa…

E pensare che sono stati gli italiani ad inventare una meravigliosa piccola  macchina come la mietilega che tagliava e legava i covoni. O la BCS che pur piccola è tuttora estremamente funzionale al lavoro dei piccoli contadini.

Quando sono approdato al mondo cinese sono entrato in un sogno realizzabile: esisteva la  mietitrebbia che faceva al caso mio!!!

Così è iniziata una fitta corrispondenza, sfociata anche in una simpatica amicizia, con il direttore di una fabbrica di mietitrebbie cinesi, che esporta anche nella vicina Asia, ma non  in Europa, e mai in particolare in Italia. Immaginatevi l’avventura, i primi in Italia siamo noi, io primi a rischiare, i primi ad avere fiducia.

Finché, puntuale come sperato, la nostra piccola mietitrebbia ha fatto il suo ingresso a Cascina Costa Antica.

 

E così anche quest’anno il farro è stato trebbiato e dovete immaginare la gioia impagabile di avere fatto tutto da soli.

Qualcosa in agricoltura sta cambiando: i cambiamenti climatici ci pongono davanti a nuove grandi sfide: cosa coltivare e soprattutto come coltivare. La pianura tiene ferme le sue grandi macchine perché i campi sono impraticabili per le grandi piogge, i cereali ammuffiscono e non vengono trebbiati. Mantenere queste grandi macchine e i loro pezzi di ricambio è divenuto estremamente oneroso con la crisi economica attuale. Sta sfumando l’illusione che l’uomo non deve più faticare, perché fanno tutto le macchine……

Noi in collina abbiamo il vantaggio che l’acqua scorre via dai campi più facilmente, i cereali crescono meglio e questa piccola mietitrebbia può aprire nuovi scenari.

Torniamo a credere con fiducia nello slogan “piccolo è bello”, che è il titolo  del libro dell’economista Ernst Friedich Schumacher edito da Slow Food.

 

P.S. QUESTO ARTICOLO è APPARSO SUL SITO WWW.UNPAESEPERSTARBENE.IT DOVE POTETE ANCHE LEGGERE I BELLISSIMI COMMENTI

 Gustavo e la piccola mietitrebbia: ora tocca ai fagioli

Scritto da Marilena il 8 – settembre – 2014

Questo tempo così avverso sta rendendo veramente difficile il compito dei contadini. Il campo di fagioli neri resta sempre bagnato e pieno d’erba. Non si può intervenire direttamente a cogliere i fagioli ormai pronti.

Così Gustavo ha pensato di utilizzare la  barra falciante e di cominciare a  trasportare all’asciutto le piante intere per terminare la loro essiccazione.

Il tempo sereno di settembre ed il vento caldo ci hanno aiutato ed oggi in una bella domenica assolata la nostra piccola mietitrebbia è entrata di nuovo in azione nel  nostro cortile.

Con l’aiuto entusiasta della suocera novantenne in poco tempo tutte le piante sono  passate per la mietitrebbia che ha estratto i fagioli dai baccelli, espellendo gli scarti.

L’operazione seguente è stata quella di pulire i fagioli dalla polvere e dai residui rimasti.

La piccola mietitrebbia ha trovato un valido compagno di lavoro nel selezionatore di semi da tavolo americano acquistato e dato in comodato d’uso all’Associazione Agricoltori Valle San Martino dalla  Comunità Lario Orientale Valle San Martino.

Primi fagioli puliti

C’erano alcuni amici venuti a farci visita e così  la cosa ha preso la mano e nell’allegria generale tutti hanno voluto provare persino la bisnonna Maria

 

 

e la prima sfornata di fagioli  in compagnia l’è “belle che arrivata”

e pronta per essere

 “Gustata”

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Gustavo e la piccola mietitrebbia: la stagione non è finita

E’ arrivata la prova con il  frumento gentil rosso del nostro amico Rolando.

la trebbia è in azione 016

si miete il grano 019

 pigiatura della paglia 022

Ad ottobre siamo ripartiti con la piccola mietitrebbia per mietere il grano saraceno salvato dalla grandine

si riparte con la mietitrebbia001si è salvato solo un fazzoletto di grano saraceno protetto dal bosco

 grano saraceno pronto  14 018

grano saraceno appena tacolto34 14 002

dopo averlo raccolto lo abbiamo passato con il selezionatore e messo a seccare

Ora finalmente possiamo mettere a riposo la nostra validissima aiutante e sperare in una stagione futura più propizia per la raccolta dei cereali

come una lumaca può insegnarci ad uscire dalla crisi

 

tratto dal discorso del Presidente di Slow Food Carlo Petrini  martedì 24 giugno 2014 e liberamente intitolato

“come una lumaca ci può condurre fuori dalla crisi verso una comunità solidale”

Gustavo ed io c’eravamo

Carlin Petrini: abbiamo perso la saggezza  dei nostri nonni…….

Così comincia il bell’articolo sul discorso di Carlo Petrini, presidente di Slow Food al Campus universitario di Lecco martedì 24 giugno, che ruotava intorno alla necessità della presa di coscienza  del limite della nostra vita su questa Terra Madre, bene non infinito lei stessa.

Vi invito a leggere l’intero articolo apparso sul giornale on line  www.lecconews.lc,  che riporta esattamente tutto l’intervento di Petrini fino al racconto della sua chiacchierata telefonica con Papa Francesco.

http://lecconews.lc/news/petrini-abbiamo-perso-la-saggezza-dei-nostri-nonni-e-ci-siamo-ridotti-a-questi-chef-67465/#.U6rix_l_t1Y

Io mi limito a sottolineare le cose che a me per la mia scelta di vita sono apparse di grande conforto.

Primo monito i contadini ed il loro ruolo primario nell’economia mondiale: senza cibo non c’è vita ed il cibo lo forniscono da migliaia di anni i contadini. Contadini,  badate bene, e non imprenditori agricoli, ha sottolineato Petrini
Nei suoi interventi alle università parlando agli studenti italiani ha chiesto quanti volessero fare i contadini come scelta di vita e le risposte sono state  soltanto due, tre  su  400, 500 ragazzi  presenti. “Miei eroi, ha detto, venite accanto a me. E voi altri 400  cosa pensate di poter mangiare grazie solo a questi due, tre eroi?” Ha fatto notare che la stessa domanda fatta agli studenti delle più prestigiose università americane ha dato esito molto più confortante, 20 30 ragazzi hanno alzato la mano!
Secondo monito: I tempi stanno cambiando, non abbiate timore: questa crisi è una crisi entropica e non se ne esce come dicono i nostri governanti con la ripresa dei consumi, ma con il cambiamento delle consapevolezze sulla vita. Entropia significa consumare più energia di quella che produciamo, dobbiamo interrompere  questo percorso folle che porta allo spreco delle risorse limitate e pensare che per i nostri 4 anni su questa terra dobbiamo essere felici.  non consumatori accumulatori spreconi di cose
L’esempio portato è quello trovato da Ivan Illich, grande filosofo e teologo del novecento: la lumaca, che poi è il simbolo di slow food, costruisce a spirale la sua casa, ma ad un tratto si ferma, potrebbe continuare, ma non lo fa. Questo perché intuisce che se la casa diventa più grande la schiaccia sotto il suo peso. Non abbiate timore, ha continuato, perché il cambiamento è già in atto, è come un fiume sotterraneo, ad un tratto sbucherà alla luce.

Terzo monito rivolto ai consumatori: andate a casa e aprite i frigoriferi, sono cimiteri di prodotti scaduti che buttate. Bisogna divenire consapevoli dei nostri consumi. Scegliete prodotti locali, sostenete i contadini dei vostri luoghi, cercate mercati contadini locali, chiedete biodiversità dei prodotti, fate ovunque orti, orti, orti..

Facciamo tornare il cibo al centro dell’economia,  non dobbiamo consumare energia   

più del necessario, ma  valorizzare ciò che non si butta ma dura a  lungo. L’aggettivo sostenibile significa  durevole: torniamo quindi  alla saggezza dei nostri nonni che non buttavano,  ma riusavano le cose  per  farle durar

Quarto monito  rivolto ai politici locali : l’EXPO  non deve essere solo  occasione per rilanciare il turismo locale, l’Expo è soprattutto ragionare sul valore del CIBO E DELLE PRODUZIONI SOSTENIBILI. Sostenibile significa durevole.

Mettere al centro  i contadini e i loro  prodotti, ma non per il turismo fine a se stesso, ma  per la qualità della vita su tutta la Madre Terra in generale e sul proprio territorio in particolare

Altro Monito alla sinistra italiana:  la sinistra italiana è sempre stata sorda al problema del cibo come motore della economia, oltre che motore morale, sociale, culturale  della comunità. E continua ad esserlo tuttora. Deve cominciare a farlo con urgenza

 

E per finire  un passaggio che mi ha fatto sorridere con gioia:

Non c’è alternativa: per uscire dalla crisi

BISOGNA CREARE UNA COMUNITA’ SOLIDALE

la lista che ha vinto le elezioni al mio paese si chiama “per una comunità solidale”

 

E la rondine tornò sola

Era stata la prima rondine ad arrivare in primavera ed era rimasta a lungo su un ramo di sambuco: era la rondine maschio che da più di 10 anni faceva coppia sotto il mio portico. Una coppia davvero esemplare, perché la femmina aveva resistito a covare  nell’anno del restauro della cascina a tutti i colpi di martello pneumatico che la scuotevano  da sopra il soffitto, senza mai lasciare il nido e portando alla luce ben sei piccoli rondinotti. 

Non erano soli a fare i genitori, perché per diversi anni erano stati aiutati da una rondine maschio rimasta sola.

La primavera di quest’anno è stata dura per le rondini. Quando dopo alcuni giorni  è arrivata la femmina il tempo è diventato brutto, il cibo era scarso a causa dell’inverno prolungato. E così la loro prima covata è andata persa.

Poi hanno ripreso a covare con la tenacia tipica della loro specie….. poi più nulla…. Silenzio…..

Scrutavo il nido, ma nulla si vedeva….

Dopo alcuni giorni mi sono accorta che alla sera tornava al nido la rondine maschio e dormiva accanto ad esso… Tutte le sere tornava, al mattino alle 6,20 ripartiva ed ogni sera si avvicinava sempre di più al nido, fino ad entrarci alla fine per dormire………Tutte le sere lo guardavo e provavo sempre una insolita tristezza per lui, un vuoto… Chissà  cosa provava quel piccolo essere tutto solo, senza la sua compagna. Siamo abituati a vedere le rondini sempre a due a due, invece anche loro restano soli. Mi chiedevo cosa facesse tutto il giorno in giro.

La risposta l’ho avuta una mattina, quando sul balcone della cascina si sono posati ben 10 piccoli rondinotti:

un singolare  asilo nido “Primo volo”

E poi alcuni di loro sono  volati festosamente verso il nido dove la rondine maschio dormiva ogni sera, vi hanno fatto una breve visita e poi se ne sono andati. Ecco la risposta:  aveva adottato i piccoli di altre coppie, proprio come in passato era avvenuto per lui.

Che mistero sono gli animali. Ne sappiamo ancora così poco, possiamo solo osservare e cercare di comprendere.

I piccoli sono usciti per il primo volo alla fine di agosto, dopo due giorni sono spariti e con loro il mio rondine. Raduni di esercitazione in vista della partenza o una partenza anticipata? Ogni sera scrutavo il nido, ma di lui nessuna traccia.

Ma stasera, ad un tratto, alzando lo sguardo tra le nuvole  ho visto arrivare da una stessa direzione tante rondini, volare in cerchio e poi sparire. Ma una, dopo un breve giro nel cortile,  si è posata  sul bancone della cascina e vi è rimasta per più di un quarto d’ora girando il capo di qua e di là, come a voler fissare nella memoria questi posti che lo avevano visto protagonista di tante estati, di un forte legame e tante nascite. Era il mio rondine maschio!

Dopo un po’ è volato viail cielo  di stasera  in direzione  sud

 Buon viaggio verso questo cielo  mio caro amico di una estate, Spero  che tu possa ancora ritornare. E’ per  te ed in memoria del tuo  legame con la tua compagna questa stupenda poesia di Giuseppe  Ungaretti

 Passa la rondine e con essa estate

Passa la rondine e con essa estate
e anch’io, mi dico, passerò…
Ma resti dell’amore che mi strazia
non solo segno un breve appannamento
se dall’inferno arrivo a qualche quiete..